Il fascismo e la Guerra

Il podestà Guido Strazzolini con i balilla
Il podestà Guido Strazzolini con i balilla
Camminando a ritroso nel tempo affrontiamo il problema del Fascismo e la conseguente Seconda Guerra Mondiale

Fascismo=guerra

Per chi ha vissuto quegli anni il male peggiore che il fascismo ha provocato è stata la guerra.
E non solo la guerra di Resistenza dopo l'occupazione tedesca, che pure ha provocato grandi sofferenze.
Quanti lutti anche la guerra in Etiopia e soprattutto quella della campagna di Russia!
Classi intere di giovani di molti paesi delle Valli sono state annientate.

Non c'è famiglia che non pianga un parente, perito tragicamente.

Il fascismo è stato una dittatura e sappiamo che ogni dittatura provoca danni incalcolabili.
E' vero che il fascismo attuò anche opere importanti, come la costruzione di strade, la bonifica di grandi aree dalle paludi e dalla malaria, la previdenza sociale, la conciliazione tra Stato e Chiesa. Bisogna però anche dire che qualsiasi governo repubblicano o manarchico avrebbe potuto e dovuto attuare quelle opere.

Nella Benečija il fascismo fu doppiamente deleterio: perchè la Benečija fu lasciata ai margini e ignorata dalle grandi opere pubbliche e in secondo luogo perchè subì una grande repressione a livello culturale, avendo il fascismo carattere ultranazionalista e perciò contrario a tutto ciò che non era consono agli standard di italianità ufficiali.

Ecco cosa ci racconta Paolo.


Grandi mutamenti a livello politico in Europa

La guerra sconvolse gli assetti politici e sociali dei paesi europei.
Scomparvero quattro imperi:
l’impero di Russia, l’impero ottomano, l’impero austroungarico e l’impero germanico.
Con essi caddero monarchie secolari, mentre le distruzioni, i lutti e le privazioni causate dalla guerra sfociarono in scioperi, rivolte, insurrezioni.
In diversi paesi si tentò la strada della rivoluzione russa.

Camicie nere e fasci di combattimento - la dittatura

Giovani fascisti
Giovani fascisti
In Italia i contrasti sociali divennero acutissimi.
Si conclusero, a causa delle violenze delle squadre armate delle camicie nere, dei Fasci di Combattimento, delle divisioni della sinistra e della compiacenza della monarchia, con la presa del potere da parte di Benito Mussolini e del suo Partito Nazionale Fascista.
In seguito a ciò ben presto egli abolì le garanzie costituzionali, gli organismi elettivi e legislativi ed instaurò la dittatura.

Essa fece scuola anche in altri paesi e perfino oggi sono al potere regimi, il cui modello è quello dello stato fascista italiano che durò dal 1922 al 1943.
Seguì il mo­dello italiano, portandolo ad estreme conseguenze, la Germania, dove prese il potere Hitler con il Partito Nazionalsocialista.

Cosa si salva del fascismo

I1 governo di Mussolini vantò alcune opere di regime, quali la fine dei contrasti e delle lotte sociali, la costruzione di grandi opere pubbliche, strade e bonifiche, l‘impulso all’industria, l’assistenza, e soprattutto la conciliazione fra Stato e Chiesa mediante un concordato.

La repressione

Con la propaganda e con la repressione Mussolini fece tacere ogni critica ed ogni opposizione.
I dissidenti furono sottoposti ai processi di un tribunale speciale oppure costretti a prendere la via dell’esilio.
L’illusione di onnipotenza non durò a lungo, perchè la politica militarista, aggressiva ed imperialista era connaturata al regime e quindi doveva portare alla guerra.

Politica militarista

Ci fu la guerra per la conquista dell’Etiopia, l’intervento nella guerra civile di Spagna, venne teorizzata la rifondazione dell’Impero di Roma a partire dalla conquista del Mediterraneo.
Erano le premesse ideologiche della seconda guerra mondiale.

Repressione delle minoranze linguistiche

Fin dai primi anni del regime, forme repressive particolarmente dure, odiose e violente vennero riservate alIe popolazioni alloglotte, ai tedeschi del Sud-Tirolo agli sloveni e ai croati della Venezia Giulia e dell’Istria, e perfino ai francesi della Valle d’Aosta.

Una dietro l’altra, a dispetto degli impegni interna­zionali, a Gorizia, a Trieste, in Istria e nel Litorale, vennero soppresse le scuole e le istituzioni culturali slo­vene e croate, annientate le cooperative, gli istituti fi­nanziari e le organizzazioni sociali, il più delle volte con atti criminali e violenze.
Ci fu un particolare ac­canimento contro il clero sloveno.

Nella Valle d’Aosta vennero ribattezzati i paesi, spesso con nomi ridicoli e senza senso.

---+++L'opzione per l'uno o l'altro stato Furono ribatezzati i paesi anche in Trentino - Alto Adige, dove nel 1939 si promosse addirittura, d’accordo con la Germania, l’opzione per l’uno o l’altro paese.
Ebbero diritto di optare oltre 260 mila cittadini italiani di lingua tedesca, compresi i cinquemila della Valcanale in provincia di Udine.
Gli optanti per la Germania furono quasi duecentomila:
avrebbero dovuto lasciare l’Italia entro il 31 dicembre 1942 e molti intrapresero un assurdo esodo nel Reich.

I sindaci sostituiti dal podestà

Anche le Valli del Natisone come tutta la Slavia, assistettero ad una ulteriore perdita di autonomia, quando vennero soppressi i consigli comunali ed i sindaci elettivi vennero sostituiti con i potestà, di nomina regia.

Arretratezza delle Valli

Scalpellini beneciani a Oberkinker
Scalpellini beneciani a Oberkinker
In questo periodo non ci fu nemmeno il sospirato progresso economico, perchè la gente continuò a vivere dei prodotti dell’agricoltura, degli scambi e dell’emigrazione.
Si salvarono le latterie, unica forma associativa della zona.

Nè vi fu uno sviluppo delle comunicazioni, che erano un aspetto dell’arretratezza delle Valli del Natisone.
Rimanevano i pochissimi tronchi stradali prebellici e qualche strada militare.
Oltre alla strada statale 54 c’erano le dissestate carrozzabili attraverso cui si potevano raggiungere Spignon, Rodda, Vernassino, Ieronizza, Polava, Clastra, Paciuch, Altana, Tribil.
In più c’era la strada del Colourat.
Rimase in funzione per un certo periodo anche la piccola ferrovia Cividale Caporetto, di cui oggi rimangono alcuni manufatti.

Modesta presa dell'ideologia fascista nelle Valli

L’isolamento favorì l’attaccamento della popolazione alle tradizioni, alla lingua ed alla chiesa.
L’ideologia fascista ebbe una presa modesta nelle Valli del Natisone, un po’ di più nei centri del fondovalle co­me San Pietro, dove era venuto a formarsi un ceto che esprimeva, per cultura, interessi ed idea1i e, soprattutto per il martellamento della propaganda nelle scuole, una certa adesione al nuovo regime.
D’altronde il con­senso era obbligatorio. Molti giovani furono attratti dalla nuova ideologia.

I1 veicolo principale ne erano le organizzazioni del fascismo e la scuola, dove le menti dei bambini e dei giovani venivano indottrinate quotidianamente.
Giardino d'infanzia di S. Pietro al Natisone
Giardino d'infanzia di S. Pietro al Natisone


La classe V° di S. Pietro con la maestra Maria Quarina
La classe V° di S. Pietro con la maestra Maria Quarina


IV° Elementare di Azzida
IV° Elementare di Azzida

Rete scolastica allargata

La rete scolastica venne allargata a tutti i villaggi, e nei capoluoghi di comune si istituì il ciclo elementare completo.
Non sempre la scuola fu in grado di dare un’istruzione sufficiente, ma l’analfabetismo si ridusse.

L'Istituto Magistrale aperto anche ai maschi

Dal 1923 l’istituto magistrale venne aperto anche agli alunni maschi e nel 1932 venne completata la costruzione dell’imponente nuovo edificio di stile classicheggiante.

Vi affluirono numerosi alunni e ciò contribui ad elevare il livello culturale delle Valli del Natisone e ad aprire ai giovani nuove possibilità professionali nella scuola, negli uffici e nell’esercito.
Fu tuttavia una crescita parziale, perchè contemporaneamente vi fu un ristagno negli studi scientifici, specialistici e tecnici, che avevano caratterizzato l’ottocento.
Vi fu anche un arresto degli studi di slavistica e di storia.

Repressione contro i sacerdoti delle Valli

Lo studio dello sloveno si svolgeva ancora solo nel seminario di Udine, perchè i sacerdoti potessero svolgere le funzioni e l’insegnamento del catechismo in sloveno.
Ben presto il governo fascista, attraverso la prefettura di Udine e gli organi di polizia, si diresse anche contro i sacerdoti della Benecia, che furono accusati di essere i diffusori della lingua e della cultura slovena.

Sequestro dei catechismi sloveni

Furono posti in atto pressioni, divieti e persecuzioni. Nel 1933 vennero sequestrati i catechismi sloveni.
Ci furono esempi di resistenza da parte di sacerdoti coraggiosi, cui venne a mancare l’appoggio dell’arcivesco di Udine, Nogara, che accettò gli ordini del governo.
Visto come stavano le cose, altri sacerdoti si adeguarono.

Gli effetti della guerra si fanno sentire

Con l’incalzare dell’attività aggressiva e bellicistica dell’Italia, ormai al seguito della follia hitleriana, alle difficoltà quotidiane si aggiunsero i sacrifici, i lutti ed i disagi di guerre di aggressione in paesi lontani e sconosciuti:
Albania, Francia, Grecia, Jugoslavia, Africa, URSS.

I giovani delle Valli del Natisone erano per lo più inquadrati nella divisione alpina ‘Julia’ e affrontarono con coraggio durissime prove in condizioni ambientali e logistiche estremamente difficili.
Molti caddero su tutti i fronti.

Avversione della popolazione per la guerra

Ciò determinò nella nostra popolazione una profonda avversione per la guerra ed il fascismo.

L’andamento disastroso delle operazioni belliche, che causò l’invasione dell’Italia meridionale da parte degli angloamericani e il calvario della campagna di Russia, conclusasi con la tragica ritirata dal Don, de­terminarono anche qui, se ce ne fosse stato bisogno, la definitiva ripulsa del fascismo.
Paolo Petricig

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