RISCOPERTE LE FORNACI

Non molti anni fa in molti luoghi delle Valli, là dove la caratteristica della pietra offriva la possibilità, sorgevano fornaci per la cottura della calce. Una delle più grandi, i cui resti sono ancora ben visibili, si trova nei pressi di Stupizza. Questa di Raune, che viene descritta, è sicuramente più antica.

Raune di Stregna

Percorrendo la mulattiera, chiamata la "Napoleonica", da Cravero a Raune, nei pressi di quest'ultima 1oca1ità ci s'imbatte in strane costruzioni in pietra che al passante, sul momento, danno adito a chi sa quali fantasie. Si tratta semplicemente di fornaci che in passato erano adibite alla produzione della calce.

La zona è ricca di pietra calcarea e di legname ad alto potenziale calorifico, quali il frassino, la quercia ed il castagno. Ai nostri avi l'ingegno non mancava e oltre a produrre calce per le necessità edilizie di quei tempi, riuscivano anche a venderne una parte. La produzione richiedeva sacrificio e impegno di tutti, e tutti rispondevano con senso di responsabilità per il bene comune.

Quando le fornaci furono costruite si trattava di farle funzionare: allora si predisponevano nei dintorni enormi cataste di legna e si ammassava la roccia adatta allo scopo. Una volta predisposti i vari strati di legna e roccia, vi si appiccava il fuoco e da quel momento iniziava la produzione vera e propria. L'intensità del calore, raggiunta una certa gradazione, non doveva assolutamente diminuire per tutto il ciclo (dai sei agli otto giorni consecutivi), e solo allora, dopo questo paziente e costante procedimento, si ottenevano dei risultati.

Come si è detto, questo lavoro coinvolgeva tutta la comunità, perciò si dovevano organizzare dei veri e propri turni di lavoro, poiché c'erano anche altre incombenze che ogni famiglia doveva affrontare quotidianamente, quindi più che mai in queste situazioni la vita comunitaria dava modo di manifestare la so1idarietà tra gli abitanti di un paese.

Le fornaci si trovano in un sito panoramico stupendo da cui si possono ammirare numerose borgate, più o meno piccole, delle valli dell'Erbezzo e del Cosizza oltre ai monti a noi familiari quali il Matajur, il S. Martino, il Monte Nero, il Colovrat.

Bene ha fatto l'assessorato provinciale competente ad inserire la mulattiera, che conduce a questa 1oca1ità, nel programma di sviluppo turistico dei luoghi meno conosciuti, i quali, grazie ad un'appropriata riscoperta, finalmente potranno avere la loro parte nella valorizzazione e tutela dell'ambiente.
Giuseppe Qualizza - da DOM - n. 9 - 1993

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