Il tiglio


Le vicinie sotto il tiglio, accanto alla chiesa o sulla piazza del paese
La consuetudine di riunire un’assemblea sotto l’ampia chioma frondosa di un tiglio
(in altre zone: quercia o leccio)
si lega al culto indo-europeo degli alberi:
quindi il tiglio è un albero sacro
(e ancora alla fine del secolo VIII tale culto era vivo fra gli Slavi dell’Alto Isonzo).

L’assemblea di tipo religioso - a cui partecipava tutta la popolazione di un villaggio - si trasformò gradatamente in assemblea civile, a cui partecipa soltanto chi - maschio o femmina - è a capo di una famiglia, e prende il nome di vicinia (da vicus = villaggio).

E’ impossibile dire quando essa sorga, perché è una formazione spontanea:
molto probabilmente è un ordinamento locale preromano, proprio legato alla costituzione del villaggio:
il nome, però, è latino.

L’assemblea vicinale è competente a svolgere tutta l’attività amministrativa e giudiziaria che interessa la vita del villaggio stesso
(e in origine anche l’attività di culto religioso locale):
ha, naturalmente, anche competenza a nominare i propri capi, che nel Medio Evo prenderanno il nome di «decano» o «meriga», coadiuvati da un piccolo consiglio.

Capo e consiglieri stanno seduti attorno a un tavolo di pietra di cui, in Friuli, è superstite quella di Biacis/Antro:
gli altri stanno in piedi.
C. G. Mor
da "Civiltà friulana"

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