L'Italia

La fontana di Sorzento con, dietro, la
La fontana di Sorzento con, dietro, la "okoujnca" del "hram Muzonu"
Nelle Valli le aspettative del passaggio sotto l'Italia erano numerose.
L'Austria, infatti, aveva dato il colpo di grazie alla istituzioni autonome della Slavia e nello stesso tempo non aveva saputo praticare una politica di rispetto se non di protezione delle tradizioni popolari.

Inoltre, ben presto la gente si accorse che le Valli venivano sistematicamente escluse dai benefici delle opere pubbliche e che le tasse fondiarie, pesanti anche in montagna, gravavano in maniera insopportabile sulle famiglie, costringendo la gente ad “arrangiarsi”, ad esempio, col contrabbando o col “guziranje” o costringendo le ragazze a fare le domestiche lontane da casa e dalle Valli.


L'analfabetismo era diffusissimo.
Bando di concorso per l'assunzione di maestre nel comune di Rodda - 27.07.1873
Bando di concorso per l'assunzione di maestre nel comune di Rodda - 27.07.1873
Anche se con intenti del tutto contrari alla valorizzazione delle specificità delle Valli, venno poi istituito l'Istituto Magistrale, che sicuramente innalzò il livello culturale delle Valli ed offrì a tante maestre l'opportunità di un lavoro dignitoso, ma diede anche inizio a un boicotaggio o, peggio, a una lotta aperta senza quartiere a tutto ciò che non era o sembrava non essere italiano.

Lo stato defraudò tutti i possedimenti delle chiese, che iniziarono a gravare del tutto sulle offerte dei credenti.
Inoltre si sviluppo anche nelle Valli un acceso anticlericalismo specie fra i ceti medi, che si scontrò col carattere essenzialmente religioso della gente.

L'entusiasmo iniziale per l'Italia scemò ben presto per questi e tanti altri motivi.

Paolo scrive:


Sentimenti italiani

Dopo il 1848 l’orientamento del ceto colto e più agiato delle Valli del Natisone in favore dell’Italia si fece più deciso.
Facendosi strada, attraverso uomini istruiti e colti soprattutto nei paesi più vicini alle vie di comunicazione, San Pietro, Pulfero e San Leonardo, l’atteggiamento popolare si trasformò in un vero e proprio movimento patriottico.
Ad esso presero parte le due principali correnti di pensiero, quella laica e quella cattolica.
I loro illustri rappresentanti furono studiosi, professionisti e sacerdoti.

Fu dunque un movimento unitario.
Citiamo due personaggi.
I1 primo è l’avvocato Carlo Podrecca, nato a Cividale da famiglia sampietrina, i Peteratovi.
Era nipote di Stefano Podrecca, che nel 1848 era stato a capo degli insorti.
Nel 1860, a ventun anni, seguì Garibaldi nell’avventura dell’unificazione dell’Italia, fino alIa battaglia di Mentana.
Carlo Podrecca
Carlo Podrecca


Della stessa famiglia era il sacerdote Pietro Podrecca, scrittore e poeta, cultore della lingua slovena, animatore dei giovani religiosi.
A lui sono attribuiti i versi di Predraga Italija, iI canto degli insorti del 1848.
Tutti dall’Italia si aspettavano grandi cose, e comunque il ripristino delle autonomie del periodo veneto.
Pietro Podrecca
Pietro Podrecca


Con la conclusione della terza guerra di indipendenza 1’Italia ottenne il Veneto e quindi la provincia di Udine.
Un mese dopo l’occupazione si tenne, fra feste e discorsi, il plebiscito, per suggellare formalmente anche con il voto popolare l’avvenuta unione aIl’Italia.

A nulla valsero i tentativi dell’Austria di tenere per sè il distretto di San Pietro in cambio di quello di Primiero, in Trentino.
Giustificava la proposta con ragioni etniche.
L’Italia contrappose ragioni politiche, cioè il risultato del plebiscito, per rifiutare.
Vi erano anche ragioni strategiche di indubbio peso, e la cosa cadde.

La politica dell'Italia

Vecchia cartolina della via Nazionale a S. Pietro (la strada non è ancora asfaltata)
Vecchia cartolina della via Nazionale a S. Pietro (la strada non è ancora asfaltata)
L’Italia modificò di poco la struttura amministrativa dei comuni, che rimasero gli Stessi, con San Pietro confermato al rango di distretto, la cui sede fu però posta a Cividale.
Vennero appesantite le pratiche burocratiche amministrative e le procedure giudiziarie.
Ciò provocò dure critiche negli scritti di Carlo Podrecca, in quanto non si teneva alcun conto delle situazioni e delle tradizioni locali.

Tuttavia non poteva essere altrimenti, perchè il nuovo stato era basato sul centralismo, trattandosi ormai di fare gli italiani, poichè 1’Italia era fatta.

Introdotta la Provincia

Come organo intermedio fra stato e comuni venne confermata la Provincia, la quale accentrava il con­trollo dell’ amministrazione pubblica.
In rappresentan­za del governo ci fu la Prefettura di Udine.
I1 prefetto presenziava aIle sedute del consiglio provinciale, iI cui organo di governo fu Ia Deputazione Provinciale.

Importanti opere sociali

Con l’unione all’Italia anche il Friuli fu partecipe della modernizzazione, le cui tappe furono importanti opere pubbliche, il canale Ledra, il rimboschimento della Carnia, l’acquedotto Pojana, la ferrovia Udine-Pontebba e una rete di ferrovie minori, l’industrializzazione, ferriere, cotonifici, cementifici, e l’inizio della elettrificazione.
Non tutto il territorio ebbe benefici.
Ne rimasero escluse quasi del tutto le Valli del Natisone.
Borgo S. Quirino
Borgo S. Quirino


In agricoltura

Nel campo dell’agricoltura ci fu in Friuli uno sviluppo della zootecnia, della viticultura, dei cereali e della frutta.
In montagna le tasse fondiarie erodevano i già magri redditi familiari.
Dove era possibile si diffuse il contrabbando che ebbe come conseguenza la pesante repressione della guardia di finanza.

La condizioni sanitarie ed economiche nelle Valli

Nonostante tutto ciò, le condizioni sanitarie del distretto, rispetto alle plaghe rurali del Friuli, risultavano relativamente buone.

Era assente, per esempio, la pellagra, diffusa nella pianura per l’alimentazione a base di granoturco. Una malattia, questa, che impegnò per decenni l’amministrazione provinciale di Udine.

Nella Slavia i prodotti della zootecnia e della frutticoltura, nonostante la struttura arcaica, rispondevano al fabbisogno locale, e rifornivano il mercato cividalese e il baratto stagionale a base di castagne, frutta e prodotti dell’artigianato.
NeI 1906 si allevavano nel distretto di San Pietro oltre seimila capi bo­vini e si producevano 20 mila quintali di castagne ed altrettanti di mele.

I redditi familiari venivano integrati dall’antica consuetudine mai abbandonata del guziranje, migrazione stagionale verso il centro e l’est dell’Europa, e dalle prestazioni d’opera occasionali per la raccolta della frutta nel goriziano, in Carinzia e in Stiria.
Le ragazze delle famiglie contadine venivano mandate come domestiche a servizio nelle città.
In prossimitàè del confine, come abbiamo detto, venne largamente praticato il contrabbando sfidando il ri­schio di pene severissime.

Gli scambi erano particolarmente ostacolati dall’as­senza di strade.
Venne attuato, sulla base della legge del 1968, un programma di costruzione di strade obbligatorie da parte dei comuni, programma che riguar­dò soprattutto San Pietro al Natisone.
Solo in rari casi intervennero le sovvenzioni statali, per cui il programma appesantì duramente le imposizioni fiscali e le prestazioni in natura.
La guerra porterà qualche ulteriore avanzamento nelle comunicazioni stradali.
Con lo scoppio della prima guerra mondiale cadde invece il progetto della ferrovia, con relativo traforo, Cividale-Santa Lucia d’Isonzo.

L'istruzione pubblica

Nel 1871 gli analfabeti del distretto raggiungevano il 90%.
Proprio nella Slavia ormai questo termine sostituiva quello di Schiavonia lo stato si fece sentire in modo particolare nel campo dell’istruzione pubblica.
L’intento fu quello di creare una vera e propria rete di scuole comunali in sostituzione delle scuole parrocchiali in cui sotto 1’Austria si insegnava a leggere ed a scrivere l’italiano insieme al catechismo che di regola veniva impartito in sloveno.

Vennero istituite numerose scuole elementari triennali: nel 1 898 ne esistevano venticinque.
I1 ciclo elementare veniva completato a Cividale, dove nell’anno 1882-83 studiavano quarantacinque alunni slavi.

Proseguiva comunque 1‘istruzione parallela delle scuole di catechismo, che i preti continuarono a proporre in sloveno, come del resto le funzioni religiose.

L'Istituto Magistrale e il convitto

Sciopero studentesco
Sciopero studentesco
In campo culturale un grande passo avanti venne compiuto nel 1878, quando il sindaco di San Pietro, Geminiano Cucavaz, sfruttando la titubanza di Civi­dale, ospitò in un fabbricato di sua proprietà una scuo­la normale femminile, che poi divenne istituto magistrale: il secondo della provincia.
Contempora­neamente venne fondato il convitto e poi la quarta e quinta classe elementare.
Fu un fatto importante perchè operò una più ampia diffusione della cultura nel territorio della Slavia ed in particolare nel comune di San Pietro e nei fondovalle. Importanti anche gli sviluppi professionali, poichè le maestre diplomate venivano impiegate soprattutto nelle scuole locali.

Nel complesso ci fu dunque qualche progresso, nonostante le difficoltà sociali e politiche del nuovo stato: le prime imprese coloniali, le acute lotte sociali, scandali clamorosi.
I1 culmine venne raggiunto allo scadere del secolo con l’assassinio del re da parte di un anarchico.

La confisca delle “cierkunce”

Una delle difficoltà che interessò la Slavia, fu quella dei rapporti dello Stato con la Santa Sede.
Dopo la presa di Roma, tutta la classe dirigente, da Vittorio Emanuele II all’ultimo funzionario del governo, erano considerati estranei alla Chiesa e suoi nemici.
Di rimando la classe politica italiana, il governo, i prefetti, la stampa, ecc., fecero aperta ed esasperata professione di anticlericalismo.

Fin dal 1 867 si attuò la confisca dei terreni della chiesa, le cosiddette cierkunce.
Questo accadeva anche in Friuli e avvelenava ulteriormente i rapporti tra i rappresentanti dello stato ed il mondo cattolico. A Udine venne preso d’assalto l’arcivescovado, a Castelmonte venne proibito dal prefetto un grande pellegrinaggio.

Ce n’era abbastanza perchè anche il clero sloveno perdesse l’entusiasmo per 1’Italia per la quale, sotto l’Austria, aveva sospirato.

Atteggiamenti percesutori nei confronti della cultura slovena

Inoltre veniva a galla la questione della lingua slovena, in concomitanza ai movimenti culturali che andavano diffondendosi in Slovenia, l’eco dei quali rimbalzava di qua dal confine.
Mentre le autorità italiane sviluppavano sistematicamente il programma di assimilazione esposto fin dal 1866 in un editoriale del Giornale di Udine, alcuni uomini di cultura, come lo stesso Carlo Podrecca, patriota e garibaldino, ed i sacerdoti, lamentarono ora non solo l’assetto burocratico e amministrativo rigidamente centralizzato, ma anche la negazione della cultura e della lingua slovena.

Altre personalità si schierarono con le posizioni patriottiche più intransigenti, accusando gli altri di essere austriacanti o panslavisti.

San Pietro degli Slavi = San Pietro al Natisone

Uno deg1i atti che suscitò opposti apprezzamenti fu il cambiamento nel 1867 del nome del capoluogo storico delle convalli, San Pietro degli Slavi, in San Pietro al Natisone: per gli uni un doveroso atto patriottico, per gli altri un atto che rinnegava la storia.

Delusione nei confronti dell'Italia

I1 sentimento di delusione verso 1’Italia venne espresso poeticamente dallo stesso autore di Predraga Italija in una poesia di opposta ispirazione politica.

Mons Ivan Trinko, Carlo Podrecca, Francesco Musoni

Vi fu dunque nella Slavia una ragione in più di con­trasto fra libera1i e cattolici.
Questi ebbero un punto di forza nel seminario di Udine, dove i nuovi sacerdoti venivano preparati alla duplice missione di pastori d’anime e di difensori della lingua materna.
Fra questi emerse Ia figura del sacerdote Ivan Trinko che fu per vent’anni consigliere provinciale di Udine, poeta, scrittore, professore al seminario di Udine, ispiratore e maestro dei giovani sacerdoti sloveni.
Più composita l’area laica, che tuttavia da quelle di Carlo Podrecca si spostava verso le posizioni del governo.
Ne fu esponente, per fare un esempio, Francesco Musoni, sindaco di San Pietro al Natisone e consigliere provinciale a cavallo dei due secoli, studioso di geografia e professore, ottimo conoscitore della situazione locale, attento ai problemi sociali e politici.
Egli indicava nell’italianizzazione della Slavia la soluzione del problema linguistico.

Associazione di Sant'Ermacora

Intanto, grazie all’opera del clero che curava la lingua slovena nel catechismo e nelle funzioni religiose, cresceva la diffusione della stampa slovena, rappresentata principalmente da catechismi, libri da messa e di devozione e dall’annuale almanacco della Asso­ciazione di Sant’Ermacora edito a Klagenfurt.

Pergamena bilingue alla regina Elena per le sue nozze

Un esempio significativo dei sentimenti delle popolazioni fu la pergamena bilingue a nome delle rappresentanze comunali di tutto il distretto rivolta al principe ereditario Vittorio Emanuele di Savoia ed Elena Petrovič Njegusova in occasione delle loro nozze, il 24 ottobre 1896.
Paolo Petricig

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