Kiznenik di Tarcetta

Riceviamo e pubblichiamo molto volentieri chiarimenti sulla misura del kiznenik
Gentilissimi,
in riferimento all'articolo a firma Nino Specogna che ho letto a questo link http://www.lintver.it/storia-vicendestoriche-kiznenik.html credo di farvi cosa gradita nel chiarire il significato del numero 69 stampigliato a fuoco all'interno del kiznenik di Tarcetta.
Seppur suggestiva l'ipotesi che si riferisca al volume della stessa, questa ipotesi è inesatta.
Da studi effettuati su altre misure (anche lineari, quindi non di volume) siamo certi che i due punzoni col numero 69 sono punzoni di verifica del periodo del Regno lombardo-veneto per la parte veneta del Regno (quindi utilizzati nel periodo 1815-1866).

Le bilance, pesi e misure che venivano utilizzati per gli scambi commerciali (compravendita quindi) venivano verificati annualmente da ispettori preposti che apponevano sugli strumenti rilevati esatti dei marchi di verifica (sugli strumenti in legno erano dei marchi a fuoco). Il numero 69 corrisponde al distretto nel quale era in uso la misura (che a questo punto potremmo supporre sia non troppo lontano da Tarcetta); i cartigli (le cornici di cui si parla nell'articolo) di forme differenti sono relative probabilmente ad anni diversi. Purtroppo non abbiamo un elenco dei distretti ma siamo quasi certi che a cornice di una data forma corrisponda un determinato anno. Ci sono noti esempi di misure bollate con lo stesso numero moltissime volte (anche oltre 15 volte) e sempre con una cornice diversa, quindi l'anno era determinato dalla forma della cornice.

Il ferro che attraversa orizzontalmente la bocca della misura serve, oltre che per evitare deformazioni, soprattutto per facilitare le operazioni di rasatura della misura una volta che veniva riempita (il colmo di cereali che si formava dopo il riempimento della misura veniva infatti tolto con una cannella in legno che veniva fatta "strisciare" sulla parte orizzontale del ferro per fare cadere l'eccedenza). Vorrei sottolineare che a Udine e in moltissimi comuni della sua provincia (tra cui anche San Pietro al Natisone) era in uso uno staio di capacità 73,15 litri che è veramente molto vicina a quella del kiznenik in oggetto: basta infatti un piccolo errore nelle misure prese per calcolare il volume per portare la capacità del kiznenik vicino a 73 litri (tenendo presente che era ammessa una piccola tolleranza). E' in parte errata anche l'affermazione dell'articolo di Banchig riportato poco sotto che dice "Lo staio usato in Friuli durante la Repubblica di Venezia aveva la capacitá di 83,3172 litri." Giusto per fare un esempio posso dire che oltre allo staio da 73,16 litri in uso a Udine e molti suoi distretti, tra cui San Pietro al Natisone, c'era sì uno staio da 83 litri ma in uso solo a Magnano, Erto, Maniago, Sesto al Reghena, e poi uno da 72 litri a Tolmezzo e uno da 101 litri a Porcia e Brugnera, solo per citare il più grande e il più piccolo, quindi in verità la diversità delle misure in uso in Friuli era molto maggiore di quanto si potrebbe pensare e di quanto è stato riportato. Ritengo quindi che la misura d'Antro sia uguale a quella di San Pietro al Natisone (staio da 73,16 litri, diviso in 2 quarte da 36,58 litri ciascuna, ogni quarta si divide in 3 pesinali, quindi il pesinale in uso ad Antro era di 12,19 litri di volume). La misura della signora Nilde è dunque uno staio a misura di San Pietro al Natisone/Antro e riporta bolli del Regno Lombardo-Veneto. Spero con questo mio intervento di contribuire a fare un po' di chiarezza sull'argomento o se non altro a suscitare un dibattito in merito. Resto a disposizione per eventuali chiarimenti, cordiali saluti
dott.ssa Lia Apparuti (curatore)
Museo della Bilancia
via Garibaldi 34/A
I - 41011 Campogalliano (MO)
tel. 059 899422 e 059 527133 fax 059 899422
E-mail collezione@museodellabilancia.it o
lia.apparuti@comune.campogalliano.mo.it
www.museodellabilancia.it

Nino Specogna è intervenuto rispondendo:

Gentilissima signora Lia,
sono andato per prima cosa a controllare le e_mail ricevute il 12 dicembre (suppongo 2014) e non ho trovato l'e_mail di cui parla. D'altra parte son sicuro che se l'avessi ricevuta, non l'avrei ignorata. Forse l'ha indirizzata al vecchio indirizzo, vecchio perchè abbiamo cambiato il server e quindi cambiato indirizzo. Comunque, oggi l'ho letto con molta curiosità e attenzione.
Non metto in dubbio la sua competenza, entre io non ho avuto altre esperienze in merito, se non questa. Per cui mi son messo a pubblicare subito sul Lintver il suo intervento, ma ho dovuto interrompere il lavoro, perchè ho notato una incongruenza grave. Lei scrive:
in moltissimi comuni della sua provincia (tra cui anche San Pietro al Natisone) era in uso uno staio di capacità 73,15 litri.
E' semplicemente impossibile, in quanto lo staio che io possiedo potrà avere la capacità di 7,315 litri, non sicuramente di 73 litri.
Per questo prima di pubblicare vorrei avere una sua rettifica.
Vorrei anche insistere sul fatto che ho rivisto le misure e sono precisamente quelle. Potrei sbagliare solo di qualche millimetro nel misurare e con queste misure il volume è 6898,58. Il kiznenik serviva per le decime al parroco.
Rimango in attesa di un suo gentile chiarimento.
La saluto cordialmente
Nino Specogna

Ecco la risposta della signora Lia

Prot. n. 5372 del Comune di Campogalliano
23 maggio 2015

Gentilissimo, grazie per la sollecita risposta e per la segnalazione del mio errore che non è tanto nell'affermazione che lo staio di Udine sia di 73,1591 litri (che corrisponde al vero) quanto nell'aver supposto che la sua misura potesse essere uno staio: l'errore nasce perchè nell'articolo si parla della capacità 69 ed io ho pensato ai litri, senza ripetere i calcoli che avrei potuto rifare partendo dalle misure che lei aveva fornito e accorgermi che così non poteva essere. Errore mio.

Sul fatto che il numero 69 stampigliato sia un bollo di verifica del periodo Lombardo - Veneto non ho alcun dubbio.
Adesso resta da capire di che misura si tratta e dove si trovava nel periodo in cui è stata punzonata (un periodo compreso tra 1815 e 1866): se è stata punzonata significa che veniva utilizzata in ambito commerciale (compravendita) e la sua capacità corrispondeva alle unità di misura ammesse nel circondario d'utilizzo. Ora non possiamo escludere, anche se lo vedo improbabile, che il kiznenik oggetto del nostro studio sia stato spostato dalla originale collocazione geografica che aveva nel periodo Lombardo Veneto.
Per poter dare risposta al nostro quesito ci si deve avvalere delle tavole di ragguaglio che allego a questa mail: due pagine relative alle misure di capacità per gli aridi in uso a Udine, tratte dalle tavole di ragguaglio ufficiali del Regno d'Italia del 1877 che praticamente fotografano la situazione preesistente all'introduzione del Sistema Metrico Decimale, situazione che portava avanti tradizioni e consuetudini centenarie.
Dalle tavole allegate potrà vedere quanto numerose erano le terminologie e le capacità delle misure in uso nella provincia di Udine, entro cui nel 1877 ricadeva anche Pordenone. A pagina 738 ci sono le istruzioni di come trovare le unità più piccole partendo dallo staio (es. lo staio di Udine si divide in 2 quarte, la quarta in 4 pesinali, il pesinale in 4 quarti. Quindi staio di Udine 73,1591 litri, quarte 36,58, pesinale 12,193, quarto 3,048). La "nostra" misura potrebbe essere anche un multiplo di una sottounità esempio 2 quarti di Udine, quindi 3,048x2=6,09 litri, oppure il mezzo pesinale di Cividale 6,311 litri.
Come prima cosa partirei ipotizzando che il kiznenik non si sia mai mosso da casa. Bisogna sapere Tarcetta a quale distretto o circondario, non so come si chiamavano da voi, apparteneva; vedo molto vicino San Pietro al Natisone e Cividale, che hanno 2 stai di capacità diversa tra loro e fare i calcoli partendo dallo staio la cui capacità viene data dalle tavole, e vedere se si avvicina alla capacità del suo kiznenik. Tenga presente che erano ammesse delle tolleranze, che la misura ha almeno 150 anni e certamente si può essere deformata e che dal volume che ha calcolato andrebbe tolto anche il volume dell'asta metallica centrale, quindi non dobbiamo per forza trovare una misura che corrisponda al centilitro cubo ma che si deve avvicinare e che potrebbe essere leggermente inferiore al volume teorico da lei calcolato.
Spero che con questi strumenti riusciremo a dare paternità al kiznenik della signora Nilde. La ringrazio per avermi dato la possibilità aggiungere un tassello alle nostre conoscenze sulle misure bollate durante il Regno Lombardo-Veneto.
Cordiali saluti

Lia Apparuti

E ancora Nino Specogna

Gentilissima Lia,
ho letto con attenzione la sua e_mail. Non capisco molto di bilance o di misure. So solo che il termine kiznenik nella nostra lingua (il Nediško) sta a indicare la stanza dove venivano conservate le derrate o anche una misura con la quale venivano pagati (sostenuti) i parroci o i cappellani (fino al 1950 nei paesi erano i cappellani, c'era il parroco solo a San Pietro). Ho visto io stesso molte volte venire i cappellani col nonzolo a riscuotere diversi prodotti: fagioli, mais, frumento, castagne... Allora poche famiglie avevano ancora il kiznenik per misurare i prodotti e offrivano secondo la loro generosità. Sicuramente antecedentemente ogni famiglia aveva una esatta misura. Dopo la guerra piano, piano finì la raccolta anche perchè il sacerdote si sosteneva ormai diversamente.

In merito alla misura del kiznenik non ho dubbi che lei ha ragione, avendo indagato ed essendo esperta. Di una sola cosa, però, io sono sicuro: che la misura del kiznenik che possiedo è quanto mai vicina a 69 dl (nell'articolo è specificato seppure in piccolo, trattarsi di dl). Sarà un caso, ma è sicuramente così. Il kiznenik che possiedo è in buone condizioni, tanto che se non avesse dei fori potrei comodamente misurare sperimentalmente la capacità con dell'acqua.

Ho deciso di mettere sul nostro sito le sue e_mail, e le mie, con l'intenzione di iniziare a chiarire meglio il nostro kiznenik e anche di stimolare la gente delle Valli del Natisone a farsi viva se, per caso, possiede un kiznenik.

La ringrazio e la saluto cordialmente.
Nino Specogna

Precisazione della signora Lia

Prot. n. 5449 del Comune di Campogalliano del 26 maggio 2015

Gentilissimo, La ringrazio e spero che il dibattito possa continuare con il supporto anche di altri kiznenik.
Il fatto che la sua misura sia bollata suggerisce che il suo uso non fosse privato, ma come dicevo entrava in rapporti con terzi, e nel momento del prelievo "fiscale" per il mantenimento della parrocchia poteva starci, ma sarebbe interessante sapere se era ogni famiglia a possedere un kiznenic o, come ritengo più probabile, fosse la parrocchia ad avere una misura punzonata, dal momento che le operazioni di verifica e bollatura all'epoca erano annuali ed avevano un costo che veniva sostenuto dal proprietario della misura.
Allego foto di un braccio da seta di Treviso conservato nella collezione del nostro museo sul quale potrà vedere molti bolli di verifica periodica sempre del lombardo veneto analoghi ai due trovati sulla sua misura, in questo caso il numero riportato è il 32, che dovrebbe corrispondere ad un distretto o comune, questo ancora non ci è ben chiaro, ma dovrebbe trattarsi comunque di una divisione geografica.
Grazie e complimenti per il sito, che trovo molto interessante.
Cordiali saluti e buon lavoro

Lia Apparuti

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