LA SLAVIA ITALIANA

Il distretto di San Pietro.
I giornali italiani, poco tempo fa, parlavano di un’agitazione che si stava facendo dagli slavi russi, czechi e illirici fra i loro fratelli di razza, appartenenti alla esigua colonia degli slavi italiani.

E alcuni giornali, vedendo in ciò un pericolo, non conoscendo certo quelle popolazioni, diedero un grido d’allarme, perché si cercasse il modo di impedire quel movimento anti-italiano, o, in ogni modo, di controbilanciarlo con una agitazione in senso inverso. Niente di più inutile.

Gli slavi appartenenti ai distretti di San Pietro, di Tarcento e di Moggio, sono gente pacifica, amante del quieto vivere e piuttosto apatici.

La loro condizione economica, da un po’ di tempo, ha migliorato assai, per cui vivono senza tanti fastidi e senza desiderii di mutamenti.

La parte civile, colta, che non è apatica e che dirige, come da per tutto, il paese, ha educazione, tendenze, aspirazioni prettamente italiane, tanto che essa è composta di cittadini non inferiori al restante degli italiani per amore alla patria e rispetto alle istituzioni che ci reggono.

Il paese meriterebbe una descrizione minuta, diligente, ma l’indole di questa pubblicazione nol consente, per cui ci limitiamo a riportare un profilo del paese, fatto da uno dei suoi più colti abitanti, il proressor Giovanni Clodig:

« Il distretto di San Pietro al Natisone, già conosciuto sotto la denominazione di Antro e Merso, è situato a nord-est di Cividale.
Ha, su per giù, la forma di triangolo, col vertice al ponte di San Quirino sul Natisone.
Il lato opposto - base del triangolo - è raddossato alla valle dell’Isonzo.
L’area totale è divisa in quattro vallate, ciascuna delle quali piglia nome dal torrente, ond’è solcata, e sono, ordinatamente:

quella del Natisone o di San Pietro, la più occidentale; quella dell’Alberone o di Savogna; quella del Cosizza o di Griniacco, ed infine quella dell’Erbezzo o di San Leonardo, che è la più orientale. L’Alberone ed il Cosizza sono confluenti dell' Erbezzo, che poscia, un po’ più a valle del ponte stesso di S. Quirino, sbocca nel Natisone.

“ Fra valle e valle, da sud-ovest a nord-ovest, si eleva e si allunga con dolce acclivio il terreno, che, dalle moderate eminenze del colle si aderge, nei pressi dell’ Isonzo ad alte vette, da cui domina colla sovrana maestà del monte Principe fra questi, alto metri 1650 circa sul mare. è, nel distretto, il Matajur, che ad occidente è bagnato da Natisone e si spinge a levante, attraverso l’altipiano di Caporetto, fino all’Isonzo colle sue pendici. « Vengono poi le cime digradanti de Colaurat, che stanno ad oltre 1100 metri e quelle dell’Hum, fra il Judrio e l’Erbezzo e del S. Martino fra Grimacco e Savogna a 1000 metri circa sul livello del mare.

« La superficie totale del distretto è prossimamente di 164 chilometri quadrati, coi circa 16,000 abitanti.
Sono tutti sloveni d' origine e parlano una lingua-dialetto, che senza perdere il fondo della grazia e della forza nativa, per ragione di contatti, di confini e per necessità topografica e geografica di commerci, di amministrazione pubblica e di coltura italiana, è alquanto tralignata ed alterata così da parere discosta, vuoi dalla lingua serba, vuoi da quella che si parla e si scrive nel territorio illirico.

« Il distretto di San Pietro al Natisone presenta scene pittoresce ed un paesaggio graziosamente accidentato.
Boschi e castagneti prosperosi ombreggiano le falde tramontane più basse dei monti e dei colli, i cui fianchi più elevati e le cui cime s’am mantano di prati fioriti: mentre le falde esposte a mezzodì si coltivano a grano, a vino, a frutta. Limpide e fresche sorgenti d’acqua purissima rallegrano ed irrigano il suolo.
E valli e monti sono sparsi di villaggi e casali. Non vi si contano nè padroni, nè coloni.
Per quanto modesta, ogni famiglia ha un qualche possesso e vive col prodotto del campicello e col lavoro a giornata che presta ai più abbienti.

« Schietti, patriarcali sono i costumi: molta semplicità, molta buona fede.
Tenacissimo è poi l’ affetto al possesso della terra, e quindi facilità di puntighioso litigio. L’ospite è accolto colla più aperta cordialità: la casa, la cantina, il granaio sono, sto per dire, senza porte, od altrimenti le porte non si chiudono, ma si socchìiudono appena.
Il canto, la musica, la danza esercitano un fascino potente su quelle popolazioni dalla inmginazione vivace, eccitabile, dalla fibra forte e ad un tempo elastica e sensibile; dalla lingua ricca, armoniosa ed eminentemente plastica ed appropriata ad esprimere e scolpire le più forti passioni come i più gentili sentimenti. »



San Giovanni d’Antro.

Prima di arrivare a San Pietro al Natisone una lapide di elegantissimo gotico ricorda l’epoca della edificazione di San Quirino (1425), e più oltre un’altra porta la data della erezione della chiesa di Biacis (1477); nell’Antro di San Giovanni, se ne trova una terza colla stessa data.

Questa grotta di Antro diede il suo nome a tutta la convalle.

Pare che, in origine, fosse la base di una difesa militare, appoggiata al castello di Ahrenberg, le rovine del quale si vedono ancora nel piano.

Per giungere alla grotta si attraversa il piano di San Silvestro, e la nuova chiesa è certo eretta sopra una preesistita costruzione, probabilmente romanica. Superata poi una scala di 114 gradini, si entra nella grotta.

L’accesso è facilitato da un muricciuolo di difesa costruito a valle. Per questa via si giunge nella grotta.

La cappella interna è gotica, senza alcun dettaglio che possa fissare l’attenzione all’infuori di una iscrizione commemorativa portante la data del 1477, scritta in bellissimi caratteri, contemporanei certo a quelli di altre iscrizioni esistenti a San Gottardo e a Biacis.
A. PURASANTA.

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