La lastra di Biacis


La maggioranza dei segni incisi sulla lastra di Biacis sono ben anteriori a quel periodo storico in cui le Valli godettero dell'autonomia giuridico-amministrativa e di cui la lastra ne è il simbolo. Quei simboli potrebbero essere addirittura contemporanei al periodo in cui il riparo di Biarzo era attivo. L'articolo è tratto da DOM n° 14 - 1985.
La "Lastra" di Biacis, detta anche "Pietra della Banca di Antro" evoca immediatamente quel periodo della storia locale, in cui le Valli del Natisone godettero l'autonomia giuridico-amministrativa; e per questa sua secolare funzione di punto d'incontro di giudici e decani, può agevolmente essere allineata alle analoghe "lastre" di foggia e dimensioni suppergiù simili, che testimoniano tuttora l'antica consuetudine dei consessi all'aperto, al riparo di un tiglio, nei paesi della Benecia è della vicina Slovenia.

Pochi sanno, invece, che il messaggio della "Lastra di Biacis" è assai più antico, e ci riporta alla preistoria, con ogni probabilità a quello stesso periodo in cui gruppi di cacciatori nomadi trovavano rifugio nella grotta di Biarzo, come hanno dimostrato i reperti messi in luce nel corso degli scavi archeologici effettuati negli anni 1982 - 1984 dal gruppo di ricerca udinese e ferrarese.

A chi non fosse informato degli esiti di tali ricerche, si consiglia di sfogliare il n. 2/1982 e n. 4/1984 del periodico " Valli del Natisone" e, per notizie più dettagliate e di carattere tecnico, consultare "Gortania" (atti del Museo Friulano di Storia Naturale, 4/1982).

Tali scoperte, che collocano l'insediamento di Biarzo al primo posto nel Nord Italia, per essere l'unico che, oltre ai reperti litici, ha restituito anche quelli (ossa, carboni, pollini) che permettono di ricostruire le vicende climatiche e i modi di vita del periodo in questione (che va dal Paleolitico sup. al Neolitico), trovano un riscontro nei segni graffiti o incisi su quello che possiamo chiamare un megalite (date le sue considerevoli proporzioni), che, anche geograficamente, si inserisce nella serie delle manifestazioni coeve di tipo magico-propiziatorio, sviluppatesi soprattutto in Scandinavia, nella penisola Iberica e nell'arco alpino.

Per quanto riguarda l'Italia, la presenza dell'arte rupestre è notevole nella Valle Camonica, ma compare anche in Lunigiana, nelle Valli del Piemonte, in Valtellina e nell'Alto Adige.

Il Corbanese, nel primo volume de "Il Friuli, Trieste e l'Istria", uscito a Udine nel 1984 per i tipi di Del Bianco, offre un quadro dell'arte rupestre delle Alpi Giulie, ma non fa cenno della pietra di Biacis, che è stata, solo parzialmente, pubblicata da A. Priuli troppo tardi per poter figurare nella bibliografia prodotta.

Al carattere simbolico ricordato dal Corbanese, quale tratto distintivo delle incisioni carsiche rispetto a quelle lombarde, istoriate con figure di immediata intelligibilità, si aggiunge quello topografico per permetterci di includere la pietra di Biacis nella produzione alpina orientale.

Inoltre la ricchezza e la complessità dei segni la pongono tra le manifestazioni "maggiori", che dovevano essere prerogativa di persone addette alle pratiche rituali, mentre ai profani sarebbe stato consentito solamente di imprimere dei segni elementari, di ordine inferiore.

Ciò che contava - spiega il Priuli - non era tanto la figura in sè, quanto il gesto compiuto per inciderla. Altrimenti non si spiegherebbero le sovrapposizioni di segni - ravvisabili anche nel nostro caso - che, senza una motivazione di ordine superiore, costituirebbero, sul piano iconografico, un notevole elemento di disturbo.

Una medesima superficie può essere stata incisa in epoche successive, più o meno distanziate nel tempo: vi sono esempi di ben nove fasi diverse, capaci di coprire interi millenni.

È assai frequente, poi, l'aggiunta di croci o di altri simboli cristiani nell'intento di esorcizzare i segni precedenti, neutralizzandone in tal modo i poteri di ascendenza pagana, ritenuti nefasti. A concentrazioni o espressioni più consistenti o tipologicamente ricche dell'arte rupestre si affiancano quasi sempre forme più modeste, "coppelle" o semplici graffi.

Una prima perlustrazione, effettuata, in maniera non sistematica, nei dintorni di Biacis dalla dott. Anna Clavora, nativa del luogo e interessata a scoprire la storia della propria terra, non è stata inutile: al suo occhio attento non sono sfuggite tracce di "coppelle", appunto, praticate nella viva roccia dalla mano dell'uomo.

I cacciatori beneciani, del resto, conoscono bene la pietra sul Mladesena, con incisa la tria. Per quanto non si possa escludere per questa, come pure per le due incise sulla Lastra di Biacis, che si tratti del popolare gioco con cui i pastori solevano passare il proprio tempo, è lecito cercare altre interpretazioni, dedotte dagli specialisti: oltre ad essere un gioco altomedievale, la tria - sostengono - può essere la rappresentazione del labirinto, o significare, al tempo delle crociate, l'itinerario ideale verso la Terrasanta.

Questa ultima spiegazione richiama alla mente il racconto di don Cimbaro, parroco di San Giovanni d'Antro, circa le incisioni ammirate nel Litastrato di Gerusalemme, che hanno suscitato in lui un comprensibile stupore per la affinità con quelle a lui tanto familiari.

Come ravvisare, d'altronde, nella tria un gioco (esclusivamente) altomedievale, se questa fa bella mostra di sè "sul terzo gradino della basilica Julia del Foro Romano", come ho sentito affermare il prof. Mor nel corso di una visita in gruppo alla pietra di Biacis? In questo caso bisogna andare oltre il medioevo, dato che nei "secoli bui" la ricordata costruzione era coperta da uno strato di terra, ed è tornata in superficie in seguito agli scavi di epoca moderna.

Tuttavia non sono le considerazioni di carattere empirico o le pure con getture a guidare gli esperti nell'esame dei monumenti rupestri: essi si attengono ad un metodo rigorosamente scientifico, capace di tener distinto un graffio recente da uno millenario.

Tracciando un breve quadro delle ricerche eseguite in questo settore, basterà ricordare che il primo cenno alle incisioni rupestri risale al 1650; che solo agli inizi del secolo scorso nefu avviato uno studio sistematico, in particolare sul Monte Bego (Alpi Marittime), e nella Valle Camonica, dove nel 1955 è stato istituito il Parco Nazionale delle Incisioni rupestri, comprendente oltre 110 rocce incise (sono dati che attingo all'opera del Priuli "Incisioni rupestri nelle Alpi" del 1983); e che, con tutto questo, le ricerche si possono considerare appena agli inizi.

Si tratta infatti di una "scienza" giovane, piena di prospettive, capace di chiarire, in maniera suggestiva, alcuni lati oscuri, più numerosi delle certezze, circa il nostro passato.

Queste note scritte da chi all'incompetenza supplisce con il desiderio di far conoscere ciò in cui si è imbattuta nel corso di indagini per nulla attinenti all'arte rupestre, sono dettate anche dal pensiero che potrebbero essere utili a quanti volessero segnalare alla redazione del giornale, alla Comunità Montana delle Valli del Natisone, o attraverso i canali ritenuti più agevoli o opportuni, la presenza di pietre o rocce dai segni "sospetti", legati forse nella tradizione popolare, a personaggi o fenomeni prodigiosi.

Così ad esempio - è quanto afferma la dott. A. Clavora - l'impronta che un asinello al seguito della Madonna avrebbe lasciato su una pietra ben nota ai locali pellegrini diretti a Castelmonte, e ubicata nei pressi di Picon, è stata in realtà scavata con atto consapevole dall'uomo preistorico.

Quale saggio di una possibile interpretazione di alcuni segni incisi nella pietra di Biacis, produrrò qui di seguito uno schema con la relativa chiave di lettura, in una veste grafica tanto artigianale quanto - si spera - utile allo scopo. E qualora approdassero a qualcosa le indagini "epistolari" avviate nell'in tento di stabilire le possibili connessioni tra la pietra in questione e quelle menzionate (di Roma e Gerusalemme), ne sarà data tempestivamente notizia su questo foglio.

Incisioni

Le incisioni della lastra
Le incisioni della lastra
La lastra della Banca di Biacis con le incisioni
La lastra della Banca di Biacis con le incisioni
1 - Bilancia della giustizia.

2, 14, 28 - Antropomorfi schematici.

8, 29 - Simboli raggiati esternamente.

3 - Divisione dello spazio e del tempo.

17, 30 - Paletta, strumento del sacerdote legato al culto dei morti.

6, 10 - Tria, gioco altomedievale o simbolo preistorico (labirinto). Percorso ideale verso la Terrasanta (F. Gaggia).

15 - Imbarcazione, rappresentazione rara sulle Alpi, frequente in Scandinavia.

23 - Utensile?

5, 7, 16, 18, 19, 20, 21, 22 - Croci tutte (o parte) aggiunte in epoca cristiana per esorcizzare le precedenti incisioni.

11 - Caratteri runici?

24, 26 - "Coppelle" sparse, manifestazione minore di tipo magico - propiziatorio 4, 9, 12, 13 - Simboli di dubbia interpretazione.
Liliana Monai

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