Longobardi e Slavi

La grotta di S. Giovanni d'Antro
La grotta di S. Giovanni d'Antro

Misure di protezione contro le invasioni

Gli apprestamenti militari romani e soprattutto le caratteristiche fisiche del territorio, congiunte alla rete degli avvistamenti in quota, come l’accensione di fuochi, rappresentarono molte volte una efficace protezione per Forum Iulii, quando nel V secolo nuovi invasori si affacciarono alle porte orientali della “Venetia”.
La via più frequentata rimaneva quella della valle del Vipacco verso 1’Isonzo ed in diversi casi Forum Iulii venne aggirata da sud.

Perciò le Valli del Natisone, quando le invasioni si fecero sempre più convulse, restarono relativamente in disparte.

Alarico e i Visigoti

Nel 401 Alarico, alla testa dei Visigoti, invase una prima volta il Friuli saccheggiando Aquileia e giunse fino a Milano, dove venne respinto.

Ostrogoti e ancora Alarico

Poi furono gli Ostrogoti nel 405 e quindi di nuovo Alarico, che nel 410 prese Roma.

Attila e gli Unni

Nel 452 fu la volta di Attila, a capo degli Unni: rase al suolo Aquileia, Concordia e Padova, ma l’intervento del papa, con l’impegno di un forte compenso in denaro, lo convinse a tornare indietro.
La leggenda vuole che Attila sia passato per la valle del Natisone; egli seguì invece la via d’accesso principale alla “Venetia”.

L'importanza di Antro

Di vero rimane l’importanza di Antro nel sistema difensivo alto medioevale, grazie alla sua posizione elevata e nascosta nei pressi del guado del Tiglio ed alla profonda grotta naturale.
Il guado del Natisone al Tiglio
Il guado del Natisone al Tiglio

Il regno di Teodorico, re dei Goti

Il primo vero regno barbarico in Italia fu quello di Teodorico, re dei Goti, che sopraffece Odoacre sull’Isonzo.
Questi, nel 476, aveva posto fine all’Impero di Roma dopo un periodo di gravi turbolenze.
Il Regno dei Goti durò dal 488 al 553, quando l’Italia passò sotto i Bizantini dell’Impero d’Oriente di Giustiniano.
Dopo tutti questi passaggi seguì in Italia e in Friuli una fase di relativa stabilità con i Longobardi.

I Longobardi

Il castello di Gronumbergo sul Karkoš
Il castello di Gronumbergo sul Karkoš
Il re Alboino, forte di trecentomila persone fra guerrieri, donne, vecchi e bambini, varcò le Alpi orientali nella primavera del 568.
Aggirò Cividale da sud e la conquistò.
Proseguì la marcia, ma lasciò in città Gisulfo, che fu il primo duca longobardo in Italia.

Il ducato longobardo del Friuli ebbe confini più o meno ampi in tempi vari.
Nel 770 andavano oltre l’Isonzo e fino in Istria.

Importanza di Cividale

Cividale, capitale del ducato, assunse nuova importanza, e poichè la presenza longobarda si potrasse per duecento anni, la colonizzazione raggiunse anche le Valli del Natisone.
Le ricerche archeologiche segnalarono questa presenza con ritrovamenti di tombe, scheletri e parti di corredi funebri a San Pietro al Natisone e Savogna.

Inoltre ci sono delle località di cui scrive Paolo Diacono, località riconoscibili come per esempio ‘Broxas’, che potrebbe essere Brischis, dove il duca Vettari sconfisse duramente gli Slavi.
Veduta di Brischis
Veduta di Brischis
Cosi viene riconosciuto il non nominato monte di Purgessimo, quello che fu fatale, invece, al duca Ferdulfo.

L'influenza longobarda in Italia e in Friuli

L’influenza dei Longobardi in Italia (che la divisero con i Bizantini) e soprattutto nel Friuli romano, fu straordinaria.

Le due culture si fusero insieme in modo da caratterizzare l’evoluzione futura del Friuli, negli usi, nella lingua e nella toponomastica.

Eredità importante e duratura fu l’organizzazione prefeudale in numerosi istituti che si perfezionarono nei secoli successivi.

Prime incursioni slave

Non altrettanto rilevante l'influenza longobarda nelle Valli del Natisone, limitatamente abitate nell'area più interna e montana, e soprattutto interessate, già a partire dalle prime incursioni del VII secolo, dalla graduale penetrazione slava.
Il primo segnale di questa presenza fu l'assedio e la presa di Cividale da parte degli Avari, cui si erano aggregati gli Slavi, nel 610.

All’insediamento, al successivo adattamento e radicamento delle popolazioni slave venute al di qua delle Alpi dopo una epica migrazione dalle antiche sedi lontane sulla Vistola e sul Dniepr, dobbiamo l’originalità linguistica e culturale delle Valli del Natisone rispetto al Friuli romano.
La colonizzazione slava nelle Valli del Natisone, all’estremo ovest di una vastissima regione europea, fu stabile, intensa e duratura.

Ebbe carattere definitivo perchè si intensificò nei secoli successivi, trovando i modi di adattamento atti alla conservazione dei propri caratteri.
La comunità, ormai radicata in questo territorio, segui la successiva evoluzione degli Slavi delle Alpi verso un’identità etnico-linguistica autonoma e distinta, quella slovena.

Ciò avvenne a partire dall’XI secolo.
Sopravvivendo, pur evolvendosi, a tutti i sistemi sociali e politici, i caratteri peculiari assunsero una dimensione storica e sono tuttora presenti e vitali nella cultura materiale, nella parlata e nella toponomastica.
Paolo Petricig

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