Protesta dell’Arcivescovo di Udine per l’onore del Clero

Nei giorni passati nella stampa locale e nazionale sono state lanciate accuse circa i sentimenti e l’atteggiamento dei Sacerdoti delle Valli del Natisone, quasi fossero avversi all’Italia e favoreggiatori del comunismo.

La protesta del Vescovo

L’accusa era, grosso modo, la seguente:
(voi parlate sloveno in chiesa, quindi parteggiate per la Jugoslavia comunista n.d.r.).

Tali accuse sono ingiuriose ed insane e basta una sola considerazione a dimostrano.
Tutti, cominciando da quelli stessi giornali, esaltano l’altissimo senso di italianità di quelle popolazioni; ora come potrebbe avvenire ciò se i sacerdoti fossero antitaliani, dato che lassù i fedeli sono attaccatissimi alle loro chiese ed ai loro Sacerdoti?

È poi assurdo che Ecclesiastici possono essere favorevoli al Comunismo ed è grave offensiva una tale affermazione fatta da organi nazionali.

Noi respingiamo decisamente accuse del genere e diamo al Clero di quelle Valli, come a tutto il clero della vasta Arcidiocesi, ampio attestato non solo di zelo per la salvezza delle anime, ma anche di vero amore di Patria e di costante studio per la restaurazione cristiana della società”.

Udine, 10 Maggio 1950 ±Giuseppe Nogara Arcivescovo.

L’Arcivescovo scrivendo così aveva in mente i luminosi esempi di sacerdoti, come i friulani:
Don Cortiula;
mons. Ribis
e Don Treppo
e lo sloveno Don Cormons

che morirono per difendere la loro gente.
(v. Cargnelutti F. in: Preti Patrioti
e Cracina A. in Il giubileo d’oro di Don Pietro Cernoia).

La lettera citata venne dopo che due organi laici avevano preso le difese del clero della Valle del Natisone.
La prima ad alzare la voce fu la: Patrie dal Friul, periodico apartitico, redatto tutto in friulano, edito a Udine, diretto dalla Signora Maria del Fabbro in Marchi, moglie del Dr. Felice Marchi.
Con prosa tagliente, l’articolo della redazione deplora il risorgere dello spirito gretto e dittatoriale fascista.
(in n. 8, 16-30 Aprile 1950).

Seguì l’organo di stampa del Movimento Popolare Friulano, anch’esso apolitico, il quale nel n. 8 (aprile 1950), si esprime come segue:

“Il M.P.F. precisa, in linea generale, che tutte le minoranze vanno salvaguardate in tutti i loro diritti.
Auspica che il governo Italiano intervenga per sollevare le popolazioni della Slavia Friulana dallo stato di miseria e di abbandono in cui si trovano.
Denuncia all’opinione pubblica lo stile tipicamente fascista di certa stampa...”

Il 23 aprile 1950 si univa alla protesta anche il settimanale cattolico diocesano: Vita Cattolica, riportando il disappunto, contro la stampa diffamatrice, di alcune giunte parrocchiali di Azione Cattolica della zona e con un vistoso articolo dal titolo:
“In margine ad un’inchiesta nelle Valli del Natisone”.

In esso tra l’altro si leggeva:

“Per comprendere l’atteggiamento dei Sacerdoti delle Valli del Natisone, occorre tener presente due dati di fatto:

I - L’abbandono di questa terra da parte di tutti i Governi succedutisi fino all’attuale che ha cominciato, sia pur lentamente, a fare qualcosa.

II - l’attaccamento delle popolazioni ad una tradizione di usi, costumi, cultura e lingua di cui sono gelosissimi e trovano nel Sacerdote un fedele continuatore”.


Dopo il pronuncìamento dell’Arcivescovo, il partito della Democrazia Cristiana operò affinchè i Sacerdoti delle Valli del Natisone esprimessero una pubblica dichiarazione di fedeltà al Governo italiano, davanti al Prefetto di Udine.
Sentito il parere favorevole del Vicario Generale (Mons. Luigi Venturini), del Preside della Provincia (avv. A. Candolini), i detti Sacerdoti chiesero ed ottennero di essere ricevuti insieme al dott. A. Berzanti, Segret. Prov. della D.C. dal Prefetto dr. Celona, al quale presentarono la seguente dichiarazione scritta:

“Noi Sacerdoti delle Valli del Natisone, rilevate certe recenti pubblicazioni di stampa che ci riguardano e protestando contro attribuzioni ed interpretazioni non conformi a verità, desideriamo precisare quanto segue:

1

Non esiste per noi un problema di irredentismo e tanto meno annessionistico.

2

La popolazione di queste Valli ha note di origine e una parlata dialettale slovena, che fu sempre di pacifico uso.
La stessa popolazione è pienamente inserita nella vita nazionale italiana, alle cui sorti si sente legata.

3

Nessun movimento nazionalistico slavo ha per noi ragione di esistere.
Esso rappresenterebbe un artificioso elemento di turbamento della vita di queste valli.

4

Da parte nostra siamo stati sempre i primi a dare ogni nostra attività perchè anche i problemi di vita civile di queste Valli, abbiano soluzione nell’ambito nazionale italiano, senza alcuna connessione con movimenti come: Il Fronte Democratico Slavo, che ispirati da principi condannati dalla Chiesa, esasperano le esigenze di queste popolazioni;
e d’altra parte senza alcuna adesione e movimenti italiani a fondo nazionalistico,
i quali rievocano non graditi ricordi di una politica oppressiva di ogni innocua esigenza locale.

5

Auspichiamo che la vita di queste popolazioni e nostra, possa, in base alla Costituzione Italiana, svolgersi in piena libertà e nella più leale adesione alla Patria Italiana, con rispetto della parlata e delle naturali esigenze sue di vita religiosa e civile.

Confidiamo e, per quanto sta in noi, preghiamo le Autorità a far sì che abbia a cessare l’attuale campagna diffamatrice della nostra attività sacerdotale e della nostra lealtà civile da qualunque parte essa provenga”.

Udine, 22 maggio 1950

Sac. Mario Laurencig;
Sac. Angelo Cracina,
Sac. Francesco Cicigoi;
Sac. Valentino Birtig;
Sac. Giuseppe Jaculin;
Sac. Antonio Cuffolo;
Sac. Fortunato Biasutig;
Sac. Mario Cernet;
Sac. Arturo Biasutto;
Sac. Giuseppe Crainich;
Sac. Antonio Domenis;
Sac. Pietro Qualizza;
Sac. Giuseppe Chiacig;
Sac. Giuseppe Cramaro;
Sac. Pasquale Guion.

Va notato che manca la firma del Vicario Foraneo e di altri Parroci del Vicariato, i quali nè furono presenti, nè mandarono dei rappresentanti.

Non si sa, però, se fossero stati invitati da chi ha invitato gli altri.
Aggiungiamo che la suddetta dichiarazione, purtroppo, non fece cessare la campagna sciovinistica: essa cessò ufficialmente, ma in realtà cambiò tattica e prese di mira uno solo di quei 15 Sacerdoti!
Costui risolse di ricorrere al Tribunale Civile e soltanto dopo ben dieci anni ottenne pieno riconoscimento della sua onestà civile e la condanna dei diffamatori
(v. Libro Storico, vol. IV, pp. 200-224, in: A.P.S.L.).

Che poi si continuasse ancora nella lotta più o meno palese, ci si accorge leggendo nel “Dom” i numeri di: gennaio 1969; nov.-dic. 1971
e l’articolo di “Confine Orientale” del 28/2/1 973, p. 1.
da “Gli Slavi della ValNatisone di A. Cracina”

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