Origine degli sloveni in Friuli.



La storia primitiva degli sloveni friulani riesce oscura, come quella di tutti i popoli slavi. Gli sloveni, occupando la Carniola, parte della Stiria, della Carinzia, del litorale, dell’Istria, e in circa trentaquattromila anche i monti e le vicine valli dei distretti friulani di San Pietro, Cividale, Tarcento, Gemona e Moggio, formano la più occidentale delle nazioni slave.

Quando si siano essi staccati dalla grande famiglia slava, ed abbiano abbandonate le vaste pianure sarmatiche, ove ab antiquo, designata con vari nomi, quella trovavasi, la storia non ce lo sa dire con precisione.

Non è improbabile che genti di schiatta slava occupassero l’Illiria ancora ai tempi dei romani; e taluno ancora non mancò di asserire gli antichi Veneti altro non essere che slavi emigrati. La cosa però è incertissima.
Quello che si sa con sicurezza è che gli slavi, anche prima dell’éra volgare, abitavano le regioni transdanubiane, l’odierna bassa Ungheria, e che in seguito, assaliti e sopraffatti dai Celti, parte si ritirarono al di là dei Carpazi, parte restarono sul sito, portandosi ad abitare sulle alture.
Questi ultimi, più tardi, furono soggiogati dagli Avari e fatti emigrare nella Pannonia, che era stata abbandonata dai longobardi proprio in quel tempo, e precisamente nel 568, quando questo popolo discese alla conquista d’Italia.

Dalla Pannonia gli sloveni si spinsero tanto verso l’occidente, che, nell’ultimo decennio del VI secolo, abitavano di già alle frontiere d’Italia e del ducato bavarese.
In Italia erano stati alla spicciolata e ne avevano ammirate le bellezze e le comodità ormai prima, quando gli àvari vi facevano le loro scorrerie, dovendo, perchè soggetti al loro dominio, combattere tra le loro file. Reduci da queste spedizioni, narravano ai connazionali quanto avevano veduto in Italia, svegliando così in essi la voglia di scendervi, voglia tanto più spinta quanto erano già troppo stanchi del giogo àvaro e volevano finalmente alleggerirsene.
Cominciarono quindi ad usare dell’armi per conto proprio e ad avanzarsi nei Friuli.
In una lettera scritta al clero di Salona (in Dalmazia) nel luglio del 600, papa Gregorio Magno, parlando di essi, dice: « Conturbor quia per Istriae aditum iam Italiam intrare coeperunt. »
Anzi di altra lettera del medesimo pontefice, scritta due anni prima all’esarca Callinico, risulta che essi erano già entrati in ltalia, ma che furono respinti dallo stesso esarca.

Nel 604 troviamo che gli sloveni, mandati dagli àvari, combattevano in Italia a favore del re Agilulfo allorché questi tentò irnpadronirsì delle possessioni bizantine.

Nel 610 ancora, uniti agli àvari, irruppero nel Friuli, mandandolo a ferro e fuoco, impadronendosi di Cividale e fiaccando la potenza dei duchi; per la qual cosa gli sloveni trovarono negli anni seguenti più facile l’ingresso in Italia, e ne approfittarono, tanto più perché a quel tempo s’erano già fatti forti e compatti sotto il loro proprio re Samo, che era riuscito a riunirli in un grande reame.

Circa il 720—725, comparvero ormai da soli nei pressi di Lauriana, che il Rutar molto assennatamente interpreta per l’odierno Lavariano, ove furono a stento disfatti dal duca Pemrnone, il quale conchiuse seco loro la pace sul medesimo campo di battaglia; cosa che mostra già la loro forza a quel tempo, forza negata da Paolo Diacono.

Le incursioni dalla parte di Gorizia continuavano, ad onta della vigorosa opposizione, e ben presto avvenne che moltissimi sloveni un po' per volta occuparono quelle parti del piano forogiuliese, che erano deserte, amando meglio di rimanere sotto la dominazione longobardica e di attendere pacificamente alla lavorazione dei campi, anzichè ritornare col più dei fratelli alle loro terre meno feconde.

Fu in conseguenza il Friuli disseminato di molte colonie slovene, specialmente fra il Cormor e il Tagliamento, delle quali il nucleo principale s’aggruppava intorno a Belgrado, su quest’ultimo fiume. Ed invero sono molti in quei dintorni ed in quasi tutto il basso Friuli i paesi e le località che tuttora portano nomi slavi d’origine.

Senonchè queste colonie lontane dal nerbo della nazione ed astrette a trattare coi friulani che d’ogni intorno circondavanli, perdettero ben presto la loro nazionalità slovena., null’altro di essa conservando se non i nomi di località, coll’andar del tempo più o meno alterati, nonchè un tal quale fondo del carattere primiero e dell’indole slovena tranquilla e dolce, per cui tuttora in qualche luogo si distinguono dai friulani.

Forse ancora prima che nel piano, o certamente in quel tempo, gli sloveni, probabilmente discesi dalla Carinzia per la via di Predil, s’erano stabiliti su i monti, da sopra Cividale fino in Resia, riconoscendo il dominio dei longobardi e pagando ad essi il tributo.

Siccome poi erano più numerosi e compatti di quelli che avevano colonizzato il piano, e per di più non erano assolutamente divisi dai fratelli d’oltre alpe, conservarono costantemente e tuttora conservano il carattere e la lingua slovena.
E bisogna dire che sieno molto tenaci della loro nazionalità se, quantunque a danno d’essa congiuri e la naturale posizione del loro territorio, tutto volto e pendente al di qua, e la conseguente necessità di dover continuamente comunicare coi vicini grandi brghi e centri friulani, pure il limite di essi sloveni è presso a poco quello che era or fa mille e più anni, e gli sloveni toccano tuttora la linea sulla quale stavano i castelli, opposti al loro soverchio avanzarsi dai signori longobardi e bavari.

Ma la loro storia è poco nota, causa la mancanza di documenti, dei quali massima parte andò perduta. Del resto essa in pieno si confonde con quella di tutto il Friuli.

Furono da prima soggetti ai duchi, di poi ai patriarchi, regolandosi però con istituzioni proprie e formando, per così dire, uno staterello a parte, completamente autonomo.

Essi pure quindi si diedero in un col Friuli alla Serenissima, la quale, conoscendo limportanza del territorio che occupavano, ed il loro valore e la sperimentata. fedeltà, sempre con accorgimento distintamente trattolli, lasciando che continuassero a governarsi da sè ed esentandoli da non pochi aggravii che pesavano su gli altri abitanti del Friuli.
Nelle vicende politiche susseguenti, gli sloveni hanno sempre seguito le sorti del restante Friuli, dimostrandosi buonissimi cittadini, amanti del paese che, dopo tanti anni, è diventato la loro patria prediletta.

Altri popoli venuti da fuori sono, del resto, sparsi per l’Italia e per questo non sono meno buoni cittadini.

Per quanto riguarda poi i nostri sloveni, ci piace riportare alcuni brani di un assennatissimo lavoro, dovuto alla penna del valente decano della stampa italiana, Pacifico Valussi.

« Come abbiamo una Slavia italiana, abbiamo una Germania, in alcuni comuni i cui abitanti derivano da una stirpe germanica, ed una Francia, una Spagna, una Grecia, un’Albania italiane, perché ci sono alcuni paesi abitati da persone che hanno queste diverse origini.

« Ma queste non possono mai formare delle nazionalità distinte, anche se ritraggono dal di fuori le loro origini, e se confinano in qualche luogo con una nazionalità affine.

« La nazionalità è determinata prima di tutto dalla geografia; e l’italia ne ha una così distinta e determinata, che tutti sanno dove ci sono i suoi naturali confini.

« Sarebbe bello che l'Italia dovesse considerare come estranei alla propria nazionalità o quegli albanesi, ai quali essa diede asilo nell’Italia meridionale, venuti a chiederlo quando il loro duce Scanderbeg dovette subire la maggior forza de’ turchi invasori della patria sua, o quegli slavi, che, spinti dagli àvari, vennero accolti dai duchi longobardi nel Friuli ed assimilati alla restante popolazione!

« E gli uni e gli altri, sono italiani da secoli, e tutti i loro interessi sono collegati con quelli della nazione.

« Noi dunque, come teniamo per italiani i pochi greci e gli albanesi di origine dell'Italia meridionale, e gl ispani della Sardegna, e i francesi della Valle d'Aosta, e i germanici dei sette comuni del Vicentino e quelli di Sappada, cosi teniamo per tali anche i pochi sloveni che stanno ancora al di qua delle Alpi italiche. »
A. PURASANTA.

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