Il plebiscito fu un affare amministrativo giuridico interno al Regno d’Italia

L'Austria, infatti, in base alla rinuncia contenuta nel Trattato di pace, non poteva più ambire al possesso del Veneto.
In base alle sue ricerche presso l’archivio storico del ministero degli Esteri austriaco, Jaromir Beran nel suo studio
«Plebiscit in razmejitev v Benečiji (1866 e 1867)» (Il plebiscito e la definizione dei confini nel Veneto - 1866 e 1867)
sostiene che il plebiscito svoltosi nel Veneto (che comprendeva anche il Friuli e la Slavia) il 21 e 22 ottobre 1866 fu esclusivamente un affare amministrativo - giuridico interno dell’Italia e si celebrò su un territorio indiscutibilmente già in suo possesso.
Quindi quel plebiscito non è stato organizzato, in base a qualche principio giuridico internazionale, affinché la popolazione del Veneto potesse con il suo voto decidere a quale dei due stati vicini dovesse appartenere la sua regione.

L’Austria, infatti, in base alla rinuncia contenuta nel Trattato di pace non poteva e non doveva più ambire al possesso di quella regione.
Nel caso in cui il plebiscito avesse avuto un risultato non favorevole all’Italia, solo la Francia avrebbe avuto il potere di chiedere all’Italia con quali provvedimenti sarebbe intervenuta in questa sua questione interna, oppure, come successe prima dell’inizio della guerra del 1866, avrebbe potuto nuovamente proporre l’iniziativa per una conferenza delle superpotenze sulle differenze e discordie italiane.

Diverso era il caso del plebiscito, contenuto nel Trattato di pace austro-prussiano del 23 agosto 1866, sul destino dello Schleswig al confine con la Danimarca.
Nel 5° articolo di quel Trattato, ricorda Beran, era contenuta la clausola che se la popolazione delle circoscrizioni settentrionali di quel ducato si fosse espressa attraverso un voto libero di volersi unire alla Danimarca, la Prussia avrebbe dovuto adeguarsi al risultato del plebiscito.
Anche questa proposta era stata fatta dall’imperatore francese al fine di offrire all’Austria e alla Prussia una base per l’armistizio ed avviare i preliminari del Trattato di pace.
Ma quel plebiscito non ebbe luogo in quanto con il trattato dell’11 ottobre 1878 le due parti abrogarono l’articolo che prevedeva il plebiscito e così la Danimarca non potè in nessun modo pretendere dalla Prussia di indire il plebiscito.

Paragonare il plebiscito del 1866 nel Veneto con quelli tenutisi in precedenza non porta a risultati utili alla nostra ricerca.
Per quanto riguarda la Savoia e Nizza entrambi i sovrani, quello francese e quello sardo, il giorno 24 marzo 1860 stipularono un trattato in base al quale il passaggio (réunion) dalla Sardegna alla Francia non sarebbe avvenuto contro il volere della popolazione.
Entrambi si accordarono su quale fosse il metodo migliore per riscontrare la volontà del popolo. Il re sardo il 1° aprile 1860 con un bando assicurò la popolazione dei due territori che il cambiamento sarebbe stato il risultato del loro libero consenso e della decisione del parlamento sardo.
I plebisciti avvenuti durante il processo di unificazione di Italia, invece, hanno un’altra portata.
Solo per le finalità sono simili a quello veneto.

Quando l’Austria cercò un modo per evitare di combattere su due campi di battaglia (quello prussiano e quello italiano, ndr), il 5 maggio 1866, durante la guerra con la Prussia decise di cedere il Veneto alla Francia e lo fece in cambio della neutralità italiana.
La Francia comunicò all’Italia queste proposte che furono rifiutate.
Sarebbe stata d’accordo solamente se la conferenza europea avesse imposto all’Austria di cedere il Veneto direttamente all’Italia.
Il sovrano austriaco, l’11 giugno 1866, comunicò al consiglio dei ministri, che presiedeva, il testo della convenzione segreta sulla cessione del Veneto alla Francia, concordato a grandi linee dai due sovrani.
Lo stesso giorno, l’imperatore francese portò a conoscenza del parlamento e dell’opinione pubblica della sua lettera al ministro degli esteri del’11 giugno 1866, nella quale svelava l’idea della cessione.

Il 2 luglio 1866, immediatamente dopo la sconfitta dell’Austria sul fronte settentrionale, l’imperatore Francesco Giuseppe decise di cedere il Veneto senza seguire le modalità concordate.
A quel punto Napoleone III pretese la cessione incondizionata e, dopo il consenso austriaco, la rese pubblica il giorno 5 luglio 1866.
Le difficoltà arrivarono da parte italiana.
I due imperatori stipularono la convenzione finale sulla cessione del Veneto alla Francia, il 24 agosto 1866, appena durante l’armistizio con l’Italia e dopo aver stipulato la pace con la Prussia.
Anche in questa circostanza non ci furono accordi sul plebiscito e, nel quadro delle relazioni tra Francia e Austria, questo non era neanche necessario.

Nei seguenti paragrafi del suo studio Beran inizia ad interessarsi anche della Slavia veneta e constata che negli ultimi decenni la conoscenza scientifica su questo territorio è cresciuta sensibilmente.
Rileva anche che non mancano nuove scoperte nemmeno per quanto riguarda il plebiscito in Veneto.
Ed a questo proposito cita lo storico Srečko Vilhar che in una sua pubblicazione affermò:
«Sembra che l’Italia abbia indetto il plebiscito per ragioni dimostrative»
(Jadranski koledar 1966, p. 86).

In effetti l’Italia, scrive Beran, il Regno di Vittorio Emanuele II si affrettò ad organizzare il plebiscito per cancellare la penosa impressione derivata dalla cessione del Veneto, che appariva dolorosa già durante la guerra.
Per questo motivo il governo italiano già il 7 settembre decise di attuare il plebiscito anche se l’esercito austriaco era ancora presente nella regione.
Il 18 luglio 1866, il governo pretese espressamente che non ci fosse nessuna ‘retro-cessione’ del Veneto dalla Francia all’Italia e il 29 luglio, per ordine dell’imperatore, il principe Napoleone si accordò con il governo italiano su come evitare l’atto formale della retro-cessione.

E davvero non ci fu.
Il già citato verbale francese del 19 ottobre 1866 non la sostituì in maniera efficace.
Nel caso della Lombardia, la retro-cessione si concluse nella forma consacrata delle transazioni internazionali (dans la forme consacré des transactions internationales, art. 17 del trattato di pace tra Francia e Austria, stipulato a Zurigo il 10 novembre 1859 e corrispondente all’art. 2 del trattato tra Francia e Sardegna a riguardo della Lombardia proprio dello stesso giorno).
Nel caso del Veneto nel 1866, al plebiscito venne assegnata una certa funzione sostitutiva.
Giorgio Banchig

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