Preistoria



l'entrata nel riparo di Biarzo
l'entrata nel riparo di Biarzo


Primi insediamenti umani

Le buone condizioni ambientali dovute anche alla modesta altitudine, la buona qualità dei terreni, i facili pendii e la presenza di numerosi ripari naturali, favorirono gli insediamenti umani fin dalle epoche remote.

Le tracce umane più antiche nelle Valli del Natisone sono state scoperte proprio nel territorio del comune di San Pietro, presso il Natisone e nella piana descritta.


La grotta di Biarzo

Dentro il riparo di Biarzo
Dentro il riparo di Biarzo
I recenti scavi (19821984) eseguiti a Biarzo in una grotta naturale in prossimità del Natisone, vicino al vecchio mulino, hanno portato alla luce manufatti risalenti al paleolitico superiore ed al neolitico.

I primi sono databili a diecimila anni fa e consistono in strumenti da lavoro di pietra scheggiata, microliti per arpioni, oggetti di osso lavorato e conchiglie forate provenienti da zone marine.
I secondi, più recenti di quattromila anni, sono frammenti di ceramica, caratteristica principale della manifattura neolitica.

Quella di Biarzo è segnalata come una delle più antiche sedi umane della provincia ed importante tasselIo per lo studio della preistoria in Italia.

La piana di San Pietro - Sedla e Duola



Oggetti di pietra scheggiata di Duola
Oggetti di pietra scheggiata di Duola
Nel 1970-1971 erano state effettuate ricerche nella piana di San Pietro, in due zone distinte, ma vicine.
La prima, situata nei pressi della località Sedla, fra le alture di Roba e Barda e il paese di San Pietro, la seconda, situata più a sud verso la confluenza dell’Aborna con il Natisone, nella località denominata Duola dentro il triangolo San Quirino, Azzida e Ponte San Quirino.

I1 materiale raccolto è costituito da centinaia di piccoli attrezzi di pietra scheggiata di vario tipo e vari residui della loro lavorazione.
Una vera e propria industria litica: punte, grattatoi, lame, cuspidi di freccia.

Gli insediamenti preistorici sono testimoniati in varie località, con una prevalenza assoluta del territorio del comune di San Pietro.
Si tratta in gran parte di reperti dell’età del bronzo (1800900 a.C.).
A San Pietro in varie epoche vennero alla luce asce di bronzo, una falce messoria, un cerchietto di rame e, nei pressi di Vina, vennero dissotterrate sedici tombe ad incinerazione con fibule di bronzo, braccialetti e punte di freccia di selce.



Ad Azzida venne estratto dal suolo un coltello dell’età del bronzo.
L’elenco si allunga per la località di San Quirino, nei pressi della chiesetta quattrocentesca: in epoche diverse vennero alla luce numerose tombe ad incinerazione con urne di terracotta e corredi funebri quali vasellame d’argilla, fibule, braccialetti.
Quattordici tombe, in semplice buca, con fibule braccialetti ed anelli furono scoperte in una zona vicina, detta Sedla.
I reperti a gruppi ed isolati di San Quirino comprendono urne di terracotta, braccialetti, anelli, ascie di bronzo, fibule, punte di lancia, falci messorie, vasetti.

La scoperta più importante fu quella dovuta ad uno scavo del 1908-1909 che portò alla luce una vera e propria necropoli con 67 tombe.
Un’ascia fu rinvenuta anche a Vernassino.

I castellieri preromani

Pianta del castelliere di S. Quirino
Pianta del castelliere di S. Quirino
Un discorso a parte va fatto per i castellieri preromani che vengono datati alla seconda età del bronzo.
Uno di questi venne costruito sfruttando il terrazzo naturale del terreno, proprio alla confluenza dell’Erbezzo con il Natisone.
Un secondo fu quello di Barda, il colle fra Azzida e San Quirino.

Nel rimanente territorio delle Valli del Natisone i reperti preistorici sono molto più rari:
nella grotta di Antro,
nella Suostarjovajama di Specognis,
nella grotta Pod Figouzo di Gabrovizza e
nella Velika jama di Tercimonte
ed in quella di Obenetto
si trovarono soprattutto resti ossei di animali e frammenti di ceramica, anche decorata mediante la pressione delle dita e delle unghie.
Un’ascia di bronzo venne alla luce a Clodig, fibule di bronzo a Podvarschis.

A conclusione va menzionata la presenza di una pista carovaniera che da Cividale risaliva lungo il Natisone a Caporetto, congiungendosi cosi alle vie dell’ambra.
Esse collegavano con un lungo sistema viario il Mare del Nord con l’Adriatico.

La lastra di Biacis

La lastra di Biacis
La lastra di Biacis
Di notevole interesse è la grossa lastra di pietra di Biacis che viene riconosciuta, come unico esemplare della nostra provincia, fra le incisioni rupestri preistoriche dell’arco alpino.
Essa presenta disegni incisi di carattere simbolico e propiziatorio con forme antropomorfe, a raggiera, a croce, a tria, ed altre ancora, di non facile interpretazione.

La lastra venne utilizzata nel medioevo, come tavolo per le sedute delle cosiddette Banche.
Paolo Petricig

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