La I° Guerra Mondiale



Sul fronte dell'Isonzo
Sul fronte dell'Isonzo
Anche nelle Valli del Natisone

LA I° GUERRA MONDIALE

Fino a pochi anni fa erano abbastanza numerose nelle Valli le persone che potevano testimoniare sugli avvenimenti della I° Guerra Mondiale.
Oggi sono davvero rare.
Rimangono però numerose testimonianze scritte, riportate anche su questo sito (ben 9 files), come, ad esempio, la “Cronaca della grande guerra”.
Sono la testimonianza del grande disagio e della grande sofferenza, delle gravi perdite anche in vite umane che ogni guerra provoca.
C'è da augurarsi che l'Europa Unita scongiuri per sempre la possibilità che si ripetano gli orrori di quei tre anni.


Paolo racconta:


La guerra anche nelle Valli del Natisone

La prima guerra mondiale ebbe come teatro delle operazioni fra l’Italia e 1’Impero austro-ungarico anche le Valli del Natisone.
Ciò all’inizio della guerra e poi con lo sfondamento di Caporetto.

Per tutta la notte del 24 maggio 1915 le ragazze del collegio di San Pietro gettarono fiori sui soldati che andavano al fronte.

Il primo caduto italiano

Umberto Dorbolò, caduto nel 1915
Umberto Dorbolò, caduto nel 1915
Il tenente dell'artiglieria Michele Dorbolò di Biarzo
Il tenente dell'artiglieria Michele Dorbolò di Biarzo
A1 passo di Solarie vi fu il primo caduto italiano.
Da questo fronte del Colourat partì l’attacco italiano che portò l’esercito italiano oltre l’Isonzo.
L’Istituto Magistrale ospitò le truppe italiane di passaggio e poi un ospedale per i feriti.

A sud le vittorie furono altrettanto importanti con la presa di Gorizia.
Tuttavia la guerra doveva essere lunga e sanguinosa, sfiorando la tragedia con la disfatta di Caporetto, dovuta ad una offensiva congiunta degli austroungarici e dei tedeschi.

La rotta di Caporetto

I1 24 ottobre 1917 la XIV armata austro-germanica al comando del generale Otto von Below, superato 1’Isonzo con fulminei colpi di mano, raggiunse il dorso del Colourat espugnando una alla volta, aggirandole, le poderose difese italiane e avanzò in giornata oltre Caporetto.
Dal giorno seguente ognuno dei nostri paesi, dei nostri monti e dei nostri fiumi entrò nelle cronache militari.

Gli invasori procedettero lungo i dorsali delle montagne, scendendo a valle quando le posizioni più elevate venivano espugnate, spesso incontrando un’accanita resistenza dei soldati italiani.

L'invasione delle Valli del Natisone

Così gli invasori dilagarono nelle Valli del Natisone:
il Matajur era conquistato nel pomeriggio del 25 ottobre,
Azzida e San Pietro venivano occupate prima che si facesse giorno, il 27 ottobre.
Lo stesso giorno gli invasori entravano in Cividale.
L’indomani, nel pomeriggio, erano a Udine.

La reazione della gente

La popolazione tentò la fuga, parte di essa rimase a guardia delle case, del bestiame e degli averi, altri non fecero in tempo ad andarsene.
Ostacolavano la fuga i corsi d’acqua in piena, le colonne di soldati in ritirata e i ponti distrutti.

L'occupazione

Come il Friuli ed il territorio occupato fino al Piave, le Valli del Natisone subirono per un anno l’occupazione austro-ungarica e tedesca.
Vi furono molte privazioni e prepotenze: restrizioni della libertà, requisizioni di bestiame, viveri, foraggi e perfino di biancheria e vino.
La raccolta dei prodotti e la macinazione erano controllate dai militari, perchè buona parte della produzione doveva servire a11’esercito invasore.

Molte erano le imposizioni, quali imposte, taglie in denaro, oro e preziosi, le prestazioni obbligatorie e, all’arrivo dei reparti invasori, le violenze ed i saccheggi.
Nonostante tutto, la popolazione riusci a nascondere nei paesi i prigionieri italiani fuggitivi e i soldati sbandati.

L'importante ruolo dei parroci

In alcune , dove i sindaci e gli amministratori erano fuggiti, i sacerdoti si assunsero il non facile compito di tenere in vita amministrazioni comunali provvisorie.
Vari sacerdoti della Slavia riuscirono ad organizzare baratti in natura con Cividale: uova, burro, grassi e fagioli in cambio di granaglie.

Mons Giovanni Petricig

I1 parroco di San Pietro al Natisone, mons. Giovanni Petricig, provvedeva periodicamente a ritirare la posta in arrivo da oltre i1 fronte, organizzata dalla Croce Rossa, recandosi a piedi a Udine.

Mons Luigi Faidutti

Da Vienna si fece inviare qui mons. Luigi Faidutti, originario di San Leonardo, deputato aI parlamento austriaco, per rendersi conto delle condizioni della popolazione ed impartire disposizioni affinchè venissero a1leviati i disagi dell’occupazione.

Poichè 1’Austria era convinta di poter vincere anche sul Piave, fu fatto qualche pensierino circa il ritorno del Friuli, o perlomeno della Benecia, all’Impero.
Furono delle mezze idee, perchè si preferi attendere la fine della guerra.

Il Piave e il Grappa

Ufficiali italiani nella I° guerra mondiale
Ufficiali italiani nella I° guerra mondiale
Le cose andarono diversamente.
Sul Piave e sul Grappa l’esercito italiano trovò le energie per arrestare la marcia degli invasori e, un anno dopo, per respingerli e metterli a sua volta in fuga, con una vittoria ancora più clamorosa della sconfitta del 1917.

I monumenti ai caduti

Azzida - Cimitero militare italo-germanico, ottobre 1917
Azzida - Cimitero militare italo-germanico, ottobre 1917
I monumenti ai caduti nei nostri paesi portarono lunghi elenchi dei nostri giovani morti per l’Italia nella guerra del 1915-1918.

Le conquiste dell'Italia

L’Italia annesse nuovi territori.
Entrarono a far par­te del Regno d’Italia duecentocinquantamila tedeschi dell’Alto-Adige, del Trentino e della Valcanale e mezzo milione di sloveni e di croati della Venezia Giulia, del Litorale sloveno, dell’Istria e della Dalmazia.
Questo ripropose in modo ancora più serio i problemi del 1866.
Paolo Petricig

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