Le ragioni e il significato del plebiscito celebrato nell’ottobre del1866

Fu la Francia a porre come condizione del passaggio, tramite suo, del Veneto all'Italia l'indizione di una consultazione popolare.
Nel suo documentato contributo
«Plebiscit in razmejitev v Benečiji (1866 e 1867)» (Il plebiscito e la definizione dei confini nel Veneto - 1866 e 1867),
pubblicato nel volume
«Zahodno sosedstvo — Slovenski zgodovinarji o slovensko - italijanskih razmerjih do konca prve svetovne vojne» (I vicini occidentali — Gli storici sloveni sui rapporti italo - sloveni fino alla fine della prima guerra mondiale) edito a Lubiana nel 1996 dall’Istituto di storia Milko Kos del Centro di ricerche scientifiche dell’Accademia slovena delle scienze e delle arti (pp. 105 -119),
Jaromir Beran dedica particolare attenzione al significato e alla portata del plebiscito, che si celebrò il 21 e 22 ottobre 1866 nel Veneto, in Friuli e nella Slavia, all’indomani della loro annessione al Regno d’Italia.

Già il 27 luglio, scrive Beran (del suo scritto facciamo una traduzione libera ma fedele), nell’ambito delle trattative preliminari tra Prussia e Austria, l’imperatore francese dichiarò che «il Regno veneto» è a disposizione del re d’Italia (zur Disposition gestellt), mentre nel trattato di pace tra i due Stati belligeranti si ricorda che l’imperatore francese, tramite il suo ambasciatore presso il re di Prussia, il 29 luglio a Mikulov, la località dove si svolgevano le trattative, aveva dichiarato:
«Per quanto riguarda il governo dell’imperatore, l’Italia entrerà in possesso del Veneto nel momento in cui subentrerà la pace».
L’imperatore austriaco si disse d’accordo con questa dichiarazione ed approvò l’unione del «Regno lombardo - veneto» con l’Italia.

Questo assenso austriaco venne ripreso nel terzo articolo del Trattato di pace tra Italia e Austria del 3 (ratificato da entrambe le parti il 12) ottobre 1866.
Nel preambolo si ricordano come dati acquisiti due fatti:
il primo che l’imperatore austriaco ha ceduto al sovrano francese «il Regno lombardo — veneto»,
il secondo che l’imperatore francese ha dichiarato di essere pronto a riconoscere l’unione «del Regno lombardo - veneto» con le regioni italiane, a patto che anche la popolazione desse il proprio assenso attraverso un’adeguata consultazione.
Questa formulazione dai toni moderati, però, è il risultato di trattative alquanto tese finalizzate ad evitare che fosse leso il prestigio di ciascuno dei tre sovrani e Stati implicati — Italia, Austria e Francia — ed in apparenza a conservare ad ogni parte la divergenza delle posizioni.

Fu, dunque, la Francia a porre come condizione del passaggio, tramite suo, del Veneto all’Italia l’indizione di una consultazione popolare che, invero e come si vedrà in seguito, non poteva in alcun modo modificare quanto stabilito dal Trattato di pace del 3 ottobre.

Quando l’ambasciatore austriaco a Parigi, il principe Richard Metternich, il giorno 12 agosto 1866 illustrò a Vienna questa formulazione, ritenne che essa non fosse accettabile per l’Austria, in quanto contraria alle sue normative.
Se l’Austria, invece, avesse accettato che nel testo del trattato venisse inserita l’espressione sul volere del popolo, che definì «cette comédie du suffrage universel» (questa commedia del suffragio universale), l’Austria, in cambio, nel trattato di pace avrebbe dovuto pretendere cambiamenti a suo vantaggio della linea di confine del Veneto allora in vigore.

La formulazione che inseriva un nuovo elemento, ovvero la sovranità della popolazione del Veneto, nella questione della cessione del Veneto all’Italia, venne formulata al re d’Italia dall’imperatore francese nella lettera dell’11 agosto 1866, in occasione dell’armistizio:
«Il mio obiettivo era quello che il Veneto diventasse indipendente.
Quando diventerà padrone del suo destino, gli sarà possibile esprimere il suo volere con un pubblico voto».

Questo concetto venne ripetuto dal commissario militare francese in Veneto, generale Edmond Loboeuf, il 19 ottobre 1866, quando — ancora prima del plebiscito — insieme al verbale (Procès — verbal) cedette alla commissione dei funzionari veneti, che si era costituita senza l’autorizzazione del sovrano italiano, i diritti dell’imperatore francese sul Veneto dovutigli grazie alla cessione austriaca (les droits qui ont été cédés à Sa Majesté).
Il generale lesse la lettera del suo imperatore, sottolineando il fatto che sia la Francia sia l’Italia si fondano sul principio della sovranità popolare (souverainité populaire) e che entrambe rispettano il diritto delle nazioni di costituirsi in uno Stato (le droit des nationalités).

Queste enunciazioni da parte francese avrebbero dovuto ridurre a miti consigli la belligerante Italia per l’ingiuriosa cessione austriaca del Veneto al sovrano francese, il che incrinò notevolmente i rapporti con la Francia.
La posizione dell’Italia era stata rigidamente definita, già prima della guerra, dal presidente del consiglio e ministro degli Esteri, generale Alfonso Lamarmora, nel dispaccio del 14 maggio 1866 all’ambasciatore a Parigi:
se all’Italia veniva assegnato il Veneto questo doveva avvenire attraverso il voto popolare e non in maniera indiretta tramite una cessione che avrebbe solo umiliato l’Italia; la Francia avrebbe acquisito maggiore merito se avesse imposto all’Austria che il possesso del Veneto da parte del Regno d’Italia fosse stato deciso da un voto popolare.

Ma per stabilire la data nella quale l’Italia entrò effettivamente in possesso del Veneto, ci si deve basare sul trattato di pace tra Austria e Prussia del 23 agosto 1866, del quale però l’Italia non era parte in causa.
Tutto il precedente intreccio di avvenimenti giuridicamente rilevanti era finalizzato al fatto che il Veneto venisse annesso all’Italia il prima possibile. Per questo motivo la decisione a vantaggio di terzi (dell’Italia, ndr) — pactum in favorem tertii — va inteso nel senso che al più tardi con il giorno della ratifica del trattato tra Austria e Prussia, il 30 agosto 1866, si sarebbe estesa la sovranità sul Veneto da parte dell’Italia in quanto beneficiaria del trattato prusso - austriaco.

L’interpretazione della Prussia era per l’Italia ancora più favorevole.
Il 29 luglio 1866, quando la norma degli atti preliminari austro - prussiani, che riguardava il Veneto, fu integrata con la dichiarazione francese, tutta la regione fu immediatamente posta sotto la sovranità dell’Italia, sebbene in qualche luogo fossero ancora in atto operazioni militari, che non fosse entrato in vigore ancora l’armistizio, che l’Italia non avesse il pieno possesso dei territori e non esercitasse dappertutto in maniera effettiva il suo potere di governo.

L’Italia, naturalmente, era attestata sulle stesse posizioni. Per arrivare all’armistizio aveva posto la condizione che l’Austria doveva per prima cosa riconoscere che il Veneto faceva già parte dell’Italia.
In realtà la posizione italiana era confermata dal sesto paragrafo del trattato sull’armistizio e sulla linea di demarcazione tra i due eserciti del 12 agosto 1866, nel quale all’esercito austriaco, che si trovava entro i confini del Veneto, veniva attribuito lo status di esercito di occupazione in territorio estero.

La decisione di indire il plebiscito, quindi, non va intesa come un ostacolo, nemmeno come condizione perché la sovranità dell’Italia si affermasse nel momento in cui venissero positivamente soddisfatte tutte le condizioni e nemmeno come termine imprecisato per l’adempimento di determinati obblighi da parte del nuovo potere in Veneto.
Si trattava solo di una norma o di un mandato (modus) che l’Italia avrebbe messo in atto nei confronti di un terzo stato, la Francia, che non era nemmeno parte in causa nel trattato di pace.
Si trattava di un rapporto giuridico solamente tra l’Italia e la Francia che aveva il mero diritto di chiedere all’Italia, se e come avesse adempiuto a questo suo dovere.
L’Austria, con il trattato di pace, aveva rinunciato incondizionatamente e tassativamente al Veneto e aveva acconsentito così alla sua annessione all’Italia, il che significava l’immediato passaggio del territorio sotto il potere italiano.
Con il successivo plebiscito non doveva, e nemmeno voleva, avere nessun legame né dal punto di vista giudiziario né politico.
In base a questa ricostruzione gli abitanti del Veneto diventarono cittadini italiani il 30 agosto 1866, se non già un mese prima.
Giorgio Banchig

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