La Repubblica di Venezia

Antica carta della Schiavonia
Antica carta della Schiavonia
Altra carta della Schiavonia
Altra carta della Schiavonia


Il declino del Patriarcato

Quella del patriarcato non fu un'epoca pacifica, perchè la sua stessa grandezza gli imponeva una politica forte, un ruolo di rilievo sia nei riguardi delle grandi potenze che nel tenere a bada i rissosi signori feudali.

Il declino del patriarcato ebbe diverse cause: l'incapacitá di tenere sotto controllo le risse e le guerre interne, la perdita di prestigio, il dissidio fra Udine e Cividale.

La storia del patriarcato, soprattutto a partire dall'inizio della serie dei patriarchi guelfi, è una storia di congiure, ribellioni, guerre feroci, distruzioni.

Nel frattempo la Repubblica di Venezia cominciava ad interessarsi alle coste istriane e alla terraferma.

Verso la fine del XIV secolo, ebbe modo di entrare direttamente nelle lotte interne in Friuli, che videro da un lato Udine con una lega appoggiata da Venezia e dall'altra il Patriarca con i suoi alleati.

L'impegno veneziano in Friuli crebbe e diventò sempre più forte quando il patriarca chiese l'appoggio degli ungheresi.

Nel 1418, durante una delle innumerevoli guerre, il patriarca scese lungo il Natisone con seimila ungheresi, prese le fortezze di Antro e di Castelmonte, devastò i paesi lungo il fiume. Fece bombardare per quindici giorni Cividale, ma questa resistette.

Prevale Venezia

La guerra si concluse rapidamente nel 1420, quando l'esercito veneziano sottomise le cittá friulane sia con la forza, sia ottenendone la resa, sia pagandone un prezzo in denaro.

Nello stesso anno l'armata veneziana risali il Natisone da Cividale verso Plezzo e Tolmino.

Il rapporto singolare della Schiavonia con la Serenissima

Cippo veneto a S. Pietro al Natisone
Cippo veneto a S. Pietro al Natisone
Il rapporto della Schiavonia, costituita dalle convalli di Antro e Merso, con la Serenissima fu singolare e in un certo senso perfino moderno.

Rimaneva senz'altro in piedi la struttura feudale, con la gastaldia, le ville feudali, i giurisdicenti, ma lo status politico del territorio abitato dagli Schiavoni dentro i confini della repubblica era basato sul riconoscimento formale dell'autonomia.

Immunità e privilegi

A più riprese i dogi ed il senato veneto confermarono immunità, privilegi, esenzioni da gravezze, gabelle, dazi sulla macinazione, sulle carni, sull'acquavite.

Tuttavia il fatto rilevante fu la ripetuta conferma delIa considerazione della Schiavonia come ”nazione diversa e separata dal Friuli”.

Nonostante la palla di piombo al piede rappresentata dall'assetto feudale, la Schiavonia riusci a organizzarsi un sistema amministrativo autonomo ed organico.

Antro e Merso

I centri tradizionali di Antro e Merso e San Pietro de' Schiavoni assursero alla piena dignità di centri politici.

Il fatto è che l'accorta politica veneziana aveva constatato l'importanza di avere dalla sua parte una comunità amica, nel momento in cui si trovava direttamente confinante con l'Austria e la Contea di Gorizia.
Timbro austriaco della cancelleria di S. Pietro di Schiavonia su un documento veneto del 22 dicembre 1794
Timbro austriaco della cancelleria di S. Pietro di Schiavonia su un documento veneto del 22 dicembre 1794
Bisogna anche tener conto che Venezia, dal tempo delle case costruite sulle isole della laguna per sfuggire alle invasioni barbariche, era cresciuta ed era diventata un vero e proprio impero composto di colonie venete costiere in mezzo a popoli diversi. Su queste colonie incombeva anche la minaccia turca.

Incursioni turche

Questa minaccia divenne tanto più concreta quando le incursioni turche imperversarono, per una trentina d'anni, alla fine del XV secolo, in territorio austriaco e friulano. Nel 1474 una scorreria turca proveniente dalla Carniola passò, con devastazioni ed incendi, lungo la valle del Natisone per scendere a Cividale e poi risalire lo Judrio.

Il prezzo dell'autonomia

L'autonomia della Schiavonia aveva un prezzo, che da questa fu ritenuto giusto: quello della guardia, con una propria milizia di duecento soldati, dei cinque passi di confine di Pulfero, Luico, Clabuzzaro, Clinaz e San Nicolò, allo scopo di impedire l'infiltrazione di bande nemiche o portatori di contagio e peste.

Il compito della difesa dei passi fu sempre assolto fedelmente.

Fu lo spiazzo davanti alla chiesetta di San Quirino, sotto i tigli sacri agli Sloveni, il luogo dove per secoli si riunirono gli arenghi della Schiavonia, per discutere e prendere provvedimenti di interesse comune alle due convalli.

La chiesetta di San Quirino - il gotico sloveno

S. Quirino
S. Quirino
Nel 1493 iI maestro Martin Pirih, della scuola di \v{S}kofja Loka, costruì la bella chiesa gotica di San Quirino.
La pietra col nome del maestro Martin Pirich - 1493
La pietra col nome del maestro Martin Pirich - 1493
Proprio alla seconda metà del XV secolo e agli inizi del XVI sono datate le chiesette sorelle sparse nei villaggi, nei luoghi storici e di devozione, nello stile gotico sloveno e spesso con la firma scolpita del maestro Andrej di Loka e dei suoi collaboratori.

Esse costituiscono, assieme agli affreschi ed agli altari dorati del Seicento, il patrimonio artistico più prezioso delle Valli del Natisone.

Spesso situate in luoghi solitari e silenziosi, sono tesAustritimoni di un passato di dignità, di autonomia e di fede.

Organizzazione amministrativa della Schiavonia

Cartina delle Ville della Schiavonia
Cartina delle Ville della Schiavonia
Un aspetto di questo periodo storico è il perfezionamento dell'organizzazione amministrativa derivante dal particolare status della Schiavonia.

Il territorio era disseminato di ville appartenenti allo stato veneto ed amministrate dal gastaldo.

Il patriarca contestò la conquista veneta del Friuli con guerre ed alleanze varie, ma Venezia trovò un accomodamento nel 1445 mediante un cospicuo indennizzo e l'assegnazione al patriarca della giurisdizione feudale su Aquileia, San Vito e San Daniele.

C'erano inoltre le ville di pertinenza feudale di casate nobili ed ordini ecclesiastici.

L'amministrazione risenti di questa promiscuità e non poche furono le interferenze che si dovettero Iamentare. Le ville della Schiavonia, piccoli comuni comprendenti uno o più villaggi, erano in numero di 21 nella contrada di Antro e 15 in quella di Merso, trentasei in tutto.

La Sosednja

L'organo autonomo del comune fu ancora la vicinia (in sloveno sosednja, cioè l'assemblea dei capifamiglia nella quale si eleggeva ogni anno il decano e si provvedeva all'amministrazione dei beni comuni, all'assegnazione dei lotti delle terre comunali ed alIa riscossione delle tasse.

Nelle ville, costituite in feudi privati, erano i giurisdicenti nobili a nominare i decani, presumibilmente in accordo con la vicinia.

Le ville autonome procedevano direttamente all'elezione che veniva avallata dal gastaldo o da un suo rappresentante.

I decani di tutte le ville delle contrade di Antro e di Merso rappresentavano inoltre il proprio comune nelle rispettive vicinie grandi o arenghi. Gli arenghi delle singole contrade si riunivano, come abbiamo visto, per discutere ed approvare i provvedimenti comuni a tutta la contrada e a loro volta eleggevano ciascuna un decano grande, che presiedeva le riunioni, ed un sindaco, che rappresentava la contrada davanti alle autorità.

L'arengo di Antro aveva luogo a San Quirino o presso la lastra di Tarcetta.

L'arengo di Merso a San Quirino o presso la Iastra di Merso di Sopra, vicino aIla chiesa di Sant'Antonio.

San Quirino era inoltre il luogo dove si riuniva l'arengo unito, cioè l'assemblea comune di tutti i decani delle ville di ambedue le contrade della Schiavonia.

L'arengo unito trattava le questioni finanziarie e gli affari inerenti i rapporti esterni, la difesa militare e gli interessi comuni davanti alle autorità superiori.

La rappresentanza formale della Schiavonia di fronte alle autorità e Venezia spettava congiuntamente ai due sindaci.

Ad essi, con a capo ad iniziare dal 1710 il cancelliere della Schiavonia, funzionario comune delle due contrade, spettava anche il comando della milizia, che aveva il compito di guardare i passi.

Anche l'amministrazione della giustizia aveva le sue strutture autonome, costituite principalmente dalle banche di Antro e di Merso.

La banca era il luogo di riunione dei collegi giudicanti, il luogo dove si svolgeva la prauda (o pravda, l'udienza processuale.

I dodici giudici costituivano la cosidetta dvanajstija ed erano eletti in modo diverso: indicati dagli uscenti nella contrada di Merso, a rotazione nella contrada di Antro.

Rimanevano comunque in vita le giurisdizioni private sui feudi e nelle ville che vi erano soggette ed i giurisdicenti privati amministravano anche la giustizia.

L'appello si svolgeva invece dall'una all'altra banca.

Le località dove si svolgevano le praude erano Biacis e Tarcetta per la banca di Antro, Sant'Antonio e Merso di Sotto per quella di Merso.
Ruderi del castello di Biacis, usato come prigione dalla Banca
Ruderi del castello di Biacis, usato come prigione dalla Banca
La prauda era presieduta dal gastaldo o da un suo delegato in presenza del cancelliere che trascriveva i verbali in italiano.

Si concludeva con la sentenza e l'esecuzione della pena, spesso la klada, una specie di berlina, o la prigione.

La Schiavonia in fatto di giustizia era pienamente sovrana, giacché aveva diritto di erogare perfino la pena capitale.

Non sempre i rapporti con le autorità esterne di Cividale e di Venezia furono facili: lo dimostrano i reclami dei sindaci della Schiavonia presso il doge od il consiglio dei dieci, cui seguivano le rituali conferme dei privilegi e dello status di nazione separata dal Friuli.

La continuità etnica, culturale e linguistica della Schiavonia con la Slovenia austriaca e goriziana era sostenuta dagli interessi economici e dagli scambi commerciali, tenuto anche conto che per cent'anni, fino al 1509, la Gastaldia di Tolmino fece parte dello stato veneto.

L'autonomia della Schiavonia favori moltissimo i buoni rapporti con Venezia e, in tempi più recenti, l'accesso agli studi ed aIle attività economiche, avvicinando ulteriormente gli Schiavoni aIla Serenissima.

Fu un risultato interessante:

quanto più essi si vedevano tutelati e rispettati nelle tradizioni, negli usi e nella lingua, tanto più si sentivano legati a Venezia.

Nel 1557 la popolazione delle convalli era di 5.064 persone; nel 1765 di 9.645.

Capitolo a parte dovrebbero avere i tragici eventi che periodicamente si abbatterono sul Friuli e sulla Schiavonia.

Il terremoto del 1511

Alle guerre venetoaustriache ed alIe incursioni turche, si aggiunsero i terremoti, fra cui quello disastroso del 1511, e Ie pestilenze.

Il termine Benečija

Oltre a quanto esposto, eredità dei quasi quattro secoli di dominazione veneziana fu anche il nome di Benecia, Benečija, cioè Veneto, in sloveno daBenetke, Venezia) attribuita dagli Sloveni austriaci alla Schiavonia insieme all'alta valle del Torre. Di qui anche il nome di Benečani e le varie denominazioni ed attribuzioni della Slovenia veneta, tuttora in uso.

L'autonomia favori l'uso dello sloveno anche nelle relazioni pubbliche e la conservazione negli atti pubblici di termini sloveni, soprattutto nell'onomastica, nella toponomastica e nella denominazione dei fondi privati e comunali.
Paolo Petricig

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