La Resistenza

Partigiani
Partigiani
(camminando a ritroso nel tempo, affrontiamo il momento precedente la "liberazione",
ossia la Resistenza)

resistenza con l'iniziale minuscola

Insistiamo sulla corretta interpretazione del termine. C'è una resistenza con l'iniziale minuscola, che è l'atto e l'effetto del resistere, o la solidità e durata di un materiale, o la capacità di sopportare a lungo una fatica, un dolore, ecc.

Resistenza con l'iniziale maiuscola

E c'è una Resistenza con l'iniziale maiuscola, che è:

il movimento di opposizione politica e di lotta armata sviluppatosi durante la II Guerra Mondiale contro le forze di occupazione tedesche e i governi che le fiancheggiavano.

Diversi aspetti della Resistenza

La Resistenza ebbe aspetti diversi a seconda delle circostanze e delle condizioni storiche:

in alcuni paesi (U.R.S.S., Jugoslavia, Grecia, ecc.) si attuò prevalentemente con la guerriglia combattuta dal partigiani nei territori occupati;

in altri (Francia, Polonia, ecc.) la lotta contro i tedeschi, oltre che dall'interno, fu condotta anche da eserciti di liberazione organizzati fuori del territorio nazionale occupato.

In Italia

Aspetto fondamentale della Resistenza, in generale e anche in Italia, fu la lotta per la riconquista dell'indipendenza nazionale; ma essa fu anche espressione, a indipendenza riconquistata , dell'esigenza di trasformare la struttura sociale e politica dello stato. Sul modo con cui attuare questa trasformazione non sempre ci fu accordo.

Episodi di resistenza militare

Primi episodi di resistenza militare in Italia dopo l'armistizio furono:

la tentata difesa di Roma ( 8-10 settembre 1943) e
l'insurrezione di Napoli (28 settembre 1° ottobre 1943).

Inizia la vera Resistenza

Poi, avvenuto lo sfacelo dell'esercito e dell'apparato statale, la Resistenza si venne organizzando anche con l'aiuto materiale degli alleati. All'unificazione delle forze partigiane nel C.V.L. corrispose sul piano politico il loro collegamento con il Comitato di Liberazione Nazionale e con il governo dell'Italia liberata.

Sotto la guida di un triunvirato, composta dai gen. R. Cadorna, dall'azionista F. Parri, e dal comunista L. Longo, lo sforzo militare delle brigate partigiane, tra cui più numerose quelle Garibaldi, comuniste, quelle del movimento Giustizia e Libertà, azioniste, si sviluppò specialmente nelle zone montuose. L'insurrezione popolare del 25 aprile 1945 coronò la lotta e permise il salvataggio di gran parte dell'attrezzatura industriale dell'Italia settentrionale.

Nella Benečija

Nella Benečija la Resistenza si attuò in maniera ancora più complessa e spesso drammatica per la vicinanza con la Jugoslavia, che premeva sui confini e per la contrapposizione tra le forze partigiane garibaldine, comuniste e le brigate 0soppo, anticomuniste.

Su questo sito, nella sezione STORIA/le guerre mondiali/seconda guerra mondiale, si possono leggere avvenimenti legati alla Resistenza e alla lotta partigiana.

Paolo scrive:

II° LA RESISTENZA

La guerra giunge tra noi

Un’ultima drammatica prova fu vissuta dalla popolazione delle Valli del Natisone quando la guerra, in modo del tutto imprevisto, si spostò anche in questo territorio, nei nostri paesi, sulle nostre montagne.
La capitolazione dell’Italia era ormai una soluzione inderogabile, ma la firma dell’armistizio senza condizioni dell’8 settembre 1943 avvenne in circostanze tali da provocare l’immediata reazione hitleriana e l’occupazione tedesca della parte settentrionale della penisola.

Reazione dei giovani all'occupazione tedesca

Nei giorni immediatamente successivi alla firma dell’armistizio ci fu un consistente movimento di giovani in alcuni centri delle Valli del Natisone.
Parte di questi si avvicinarono ai reparti partigiani sloveni che ormai avevano portato la guerra contro il fascismo di qua dal confine del 1866.
Altri giovani tentarono di dar vita a reparti autonomi, una specie di guardia civica con il compito di opporsi a qualsiasi esercito straniero.

Primo rastrellamento tedesco

Questo tentativo fa11ì con il primo rastrellamento tedesco del 6 ottobre 1943.
I tedeschi erano ormai fulmineamente calati in Italia e in Friuli.
Qui avevano proclamato l’annessione al Reich con l’Adriatisches Küsteland, il Litorale Adriatico.
Durante il rastrellamento vi furono i primi morti e i primi de­portati, per cui la guardia civica non fu più realizza­bile.
Perciò quelli che volevano sfuggire ai rastrellamenti tedeschi nei paesi, evitare il reclutamento con i fascisti e combattere seriamente contro l’inva­sore, non ebbero altra scelta che arruolarsi con le for­mazioni partigiane operanti:
le brigate Garibaldi,
i partigiani sloveni
e poi le brigate 0soppo.

I partigiani sloveni, rafforzati dai reparti locali di San Leonardo e Clodig, resistettero all’offensiva tedesca dei primi di ottobre.
La prima battaglia si svolse a Merso di Sotto.
I tedeschi dovettero ritirarsi.
Altri scontri si ebbero in diverse località.

La macchina bellica tedesca interviene

I partigiani ebbero però la peggio, quando la macchina di guerra tedesca decise di annientare la fastidiosa guerriglia.

A fasi alterne, coincidenti per lo più con l’andamento stagionale e con la più vasta strategia bellica, le Valli del Natisone videro prevalere l’uno o l’altro degli schieramenti avversari.
Per quanto non in modo stabile e definitivo, parte del territorio rimase comunque in mano dei partigiani, parte in mano dei tedeschi e dei soldati italiani reclutati nell’esercito fascista della Repubblica Sociale Italiana, Ia cosiddetta Repubblica di SaIò.
In montagna prevalsero i partigiani, nei fondovalle i tedeschi ed i fascisti.

L'occupazione cosacca

Un capitolo particolare è quello dell’occupazione cosacca.
I cosacchi erano stati trasferiti dai loro paesi dai tedeschi, che avevano fatto balenare loro il sogno di una terra promessa in Italia.
Erano giunti con i lo­ro cavalli, i loro carri e le loro famiglie.
Presero alloggio in numerosi paesi, Biacis, Oculis, Vernasso, Azzida, San Pietro, San Leonardo, caricando sulla popolazione il peso di nuove minacce, angherie e requisizioni di foraggi, viveri e vino.
Non erano un esercito temibile.
Erano terrorizzati, perchè si accorgevano di essere caduti in una trappola senza scampo.
Lontani dalle loro steppe, cercarono perfino di stabilire un dialogo con la popolazione, con la quale, grazie alla parentela linguistica, riuscirono ad intendersi.

Effetti dell'occupazione

Casa bruciata dai cosacchi
Casa bruciata dai cosacchi
L’occupazione straniera fu dura.
I tedeschi, con la collaborazione dei fascisti, effettuarono rastrellamenti, bombardamenti, incendi, sparatorie, irruzioni nei paesi e nelle case, che si concludevano con uccisioni e deportazioni nei campi di sterminio in Germania.

Mal tollerati i partigiani sloveni specie per mancanza di tattica

Nonostante vi fossero inseriti gruppi locali, fu mal tollerata anche la presenza dell’esercito partigiano jugoslavo, in primo luogo perchè questa presenza poteva in ogni momento provocare la reazione nazifascista.
Ma la ragione principale fu la propaganda per l’annessione alla Jugoslavia.
Tale propaganda non tenne conto che l’adesione della Benecia all’Italia non aveva un carattere contingente, ma storico.
Dal fatto che i partigiani sloveni avessero annunciato l’annessione discendevano ordini intollerabili quali l’imposizione dell’arruolamento obbligatorio dei giovani nelle loro file, la sostituzione degli insegnanti e la chiusura degli uffici.
Questo portò a contrasti profondi.
I1 che in­dusse i partigiani sloveni ad applicare misure coerciti­ve, provocando malcontento e opposizione.

Scontri armati fra tedeschi e formazioni partigiane

Nell’una e nell’altra parte del territorio si moltiplicarono gli scontri armati fra tedeschi e fascisti da un lato, partigiani dall’altro.
A San Pietro al Natisone e a Ponte San Quirino, capisaldi dei tedeschi, per lunghi periodi gli scontri furono quotidiani.
Fortini murati, da cui spuntavano le canne delle mitragliere, furono eretti perfino in centro del paese.
I ponti di Vernasso e San Quirino furono fatti saltare dai partigiani.
Gli aquedotti vennero distrutti. I1 livello dell’acqua, trattenuta dalle macerie, era salito in modo impressionante. I sacrifici furono inauditi, finchè nella primavera del 1945 l’avanzata degli eserciti alleati si fece più rapida, favorita dalla guerra partigiana di tutte le formazioni.

La liberazione La liberazione venne anticipata dall’insurrezione generale proclamata dal Comitato di Liberazione Nazionale, il 25 aprile 1945.
Tutte le città del nord si liberarono unendo le proprie forze a quelle partigiane.

A San Pietro, salvo qualche episodio isolato, tutto si concluse iI 28 aprile 1945, quando i soldati della Re­pubblica Sociale fecero causa comune con i partigiani.
I1 primo maggio i partigiani entrarono combattendo in Cividale.
L’indomani vi giunsero le colonne motorizzate dell’esercito britannico.


La seconda guerra mondiale per noi era finita.
Paolo Petricig

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