San Giorgio – Svet Jur

sopra Costa di Vernassino


San Giorgio / Svet Jur (festa il 23 aprile) è considerato un santo «militare».
Giorgio era infatti un soldato, un cavaliere vissuto nella Cappadocia (Asia minore) il quale avrebbe subito il martirio sotto l’imperatore Diocleziano (303?).
Secondo una leggenda o tradizione tardi­va, risalente all’ 11. sec., avreb­be liberato una fanciulla dalle fauci di un drago e le immagini antiche e moderne del santo sottolineano proprio questo epi­sodio particolare della sua vita.

San Giorgio era, soprattutto in Oriente, uno dei santi più popolari, secondo soltanto a Maria Santissima.
In Slovenia gli sono state dedicate ben 70 chiese, da cui sono sorti nume­rosi toponimi del tipo Svet Jurij, Šenčur, Šentjur
(cfr. anche Sanguarzo I Šinčur pres­so Cividale la cui chiesa par­rocchiale è dedicata a San Gior­gio).

Jur presso i popoli slavi

Il nome sloveno Jùr o Jùrij deriva dal nome latino Geòr­gius, a sua volta derivato dal greco Georgos (= agricoltore, contadino; letteralmente «lavo­ratore della terra»).
Il nome Jùrij è documentato sul territo­rio etnico sloveno a partire dal 9° secolo ed ha prodotto diversi cognomi, ad esempio Iuretig I Juretič e nomi di casato / hišna imena: Jùrcovi, Jurini, Jùrjovi
. Sembra che questo santo abbia sostituito tra i popoli sla­vi una loro importante divinità pagana foriera o annunciatrice della primavera («Jarnik» o «Vesnik»).
Gli slavi, cioè, han­no sostituito la festa pagana con la festa cristiana di San Giorgio, trasferendo però a questo santo anche delle «competenze» che erano proprio caratteristiche della vecchia divinità.
San Giorgio ha dunque preso, senza volerlo, un ruolo che in vita non ha mai avuto.
E così la festa di San Giorgio, celebrata il 24 aprile, è diventata secondo il calendario popolare, anche la festa della primavera.

Tradizioni collegate con la festa di San giorgio

Numero­se le tradizioni e i canti popola­ri collegati con la festa di San Giorgio.
In Slovenia vanno sot­to il nome di «Jurjevànje» in cui il ruolo principale viene svolto dal «Zeleni Jurij» (= Il verde Giorgio).
Queste tradizioni, collegate con l’inizio della primavera, erano un tempo diffuse su tutto il territorio etnico sloveno, comprese le valli del Natisone.
Reminiscenze di queste antiche tradizioni sono conservate anche in questo breve fram­mento di canto popolare raccol­to a Matajur:
«Jurij, Jurij
po patoce tuli
darvà berè
pugačo pečè
če io načne
damu na začne
če io snie
damu na smie». Un’altra variante di questo canto, dedicato al «Zeleni Jurij», è stata registrata a Ilirska Bistrica in Slovenia:
«Jurij po potoku tuli z belim hlebcem
če ga pojé, damu ne sme / če ga damu prinese hišo raznese»
(Per una esauriente informazio­ne su queste tradizioni popolari, cfr. Niko Kuret, Praznično leto Slovencev, I, Celie 1965, pagg. 267 – 290).

La chiesetta di San giorgio

La chiesetta di San Giorgio / Svet Jur era costruita sul colle omonimo posto a cavallo delle valli di Savogna e del Natisone (866 m.), più o meno sulla per­pendicolare di Podar e Costa presso Vernassino.
A qualche centinaio di metri dal colle c’è il passo di San Giorgio (in slo­veno Vàrh), ilpiù comodo pas­saggio di monte che dalla valle del Natisone (parrocchia di Rodda) immette nell’alta valle di Savogna (parrocchia di Mon­temaggiore).

Della antica chiesetta, di cui oggi si intuiscono a mala pena i contorni perimetrali, si sono conservate soltanto alcune pie­tre, sparpagliate in mezzo ad una folta vegetazione che ha praticamente ricoperto la som­mità del colle.
Con molta pro­babilità, le belle pietre della chiesetta abbandonata sono sta­te poi utilizzate nella costruzio­ne di qualche stavolo o di qual­che casa nelle vicine frazioni di Rodda. Altrimenti non si capi­sce come mai di quella chieset­ta non sia rimasta praticamente «pietra sopra pietra».

Il colle di san Giorgio è un ottimo posto di osservazione da cui si può spaziare sul Matajur, sulla valle di Savogna, su gran parte del comune di Pulfero e sulla pianura friulana.
Pertanto non escludo che la dedicazione della chiesetta a San Giorgio, cioè a un santo «militare», sia stata motivata tenendo conto anche della probabile funzione strategica che il colle avrebbe avuto nel passato.

Come abbiamo visto nelle puntate precedenti, la chiesetta apparteneva alla comunità di Vernassino, ma anche i fedeli di Rodda vi erano particolar­mente legati e non solo per la vicinanza ai loro terreni e alle loro case.
Essi si recavano ogni anno in pellegrinaggio a San Giorgio dove facevano celebra­re una santa messa votiva.
Dopo l’abbandono della chie­setta andavano ogni anno a Vernassino e nella chiesa par­rocchiale, dove il titolo del san­to era stato trasferito, partecipa­vano alla santa messa votiva.
Sulla strada del ritorno sostava­no presso le rovine della chie­setta di San Giorgio e lì, prima di raggiungere le proprie case, recitavano il santo rosario.

L'edificio della chiesa

La chiesetta di San Giorgio era stata costruita probabilmen­te nel XV secolo. Era piuttosto piccola, come si può dedurre dall’area perimetrale ed era probabilmente provvista di un piccolo campanile a vela collo­cato sul colmo della facciata principale. Anch’essa era stata costruita, come tutte le altre chiesette consorelle della zona, in stile tardogotico «sloveno».

Così ne descrive l’interno il canonico Michele Missio che l’ha visitata, per conto del Capitolo di Cividale, il 13 o 14 settembre del 1601:
«Il giorno ante detto fu uisitata la Uen. da Chiesa di s. Giorgio unita alla chiesa di uernassino, sot­toposta alla parochia di s. Pietro, in qual son due Altari consecrati, l’altare in capella (= coro o presbiterio, ndr) à la mensa decente, palla di pitura, buoni mantili, in reliquis in ornato (= non ornato). L’Altare à cornu epistole piccolo et sen­za alcun ornamento. In questa chiesa non ui è suppelletile per esser situata in mezo d’un bosco et in altissimo monte ma quando si celebra si portano le cose necessarie dalla Chiesa di uernassino a cui è sottoposta come uien detto di sopra.
Ordi­nazioni.
Che l’Altare a cornu epistole sia destruto et le reli­quie prima leuate dal R. do Curato
(di San Pietro, ndr) e portate ariuerentemente in la parochiale; che la lampada (= il portalampade di rame o di ottone che veniva appeso al soffitto) sij posta fuori della capella (= coro o presbiterio), che stj fatto un antipendio (gli altari, formati con due blocchi di pietra sovrapposti, uno verti­cale e l’altro orizzontale, veni­vano coperti davanti e tutt’in­torno con tavole dipinte le qua­li formavano l’antipendio) almen di tauole depinto» (Angelo Cracina, Gli Slavi del­la Val Natisone, Udine 1978, pag.226).

All’interno, oltre all’altare principale, esisteva anche uno laterale (fatto togliere nel 1601 dal canonico Missio) ma, dopo la distruzione della chiesetta verso la metà del secolo scorso, non si sa dove sia andata a fini­re «la palla di pitura» o l’even­tuale altare ligneo («zlati oltar»), dato che di questi oggetti non c’è traccia alcuna nella chiesa «madre» di Ver­nassino.

Festività nella chiesetta di s. Giorgio

Dal «Rottolo» delle entrate ed uscite della chiesa di San Primo e Feliciano di Vernassi­no risulta che, almeno fino al 1825, nella chiesetta di San Giorgio venivano celebrate ogni anno quattro sante messe:
1)il giorno di San Giorgio (23 aprile),
2)il giorno di lunedì dopo San Vito,
3)la domenica dopo l’Assunta,
4)il giorno di Santa Orsola (21 ottobre).

Se nel giorno di Sant’ Orsola si celebrava nella chiesetta di S. Giorgio una santa messa non escludo che l’altare a «cornu epistolae», fatto rimuovere nel 1601 dal canonico Missio, fos­se dedicato proprio a questa santa, un tempo molto popolare anche tra i nostri fedeli (Urša o Uršula era uno dei nomi propri femminili più diffusi nel 1600 e 1700, come appare dai libri dei battesimi di S. Pietro e di San Leonardo).

Probabilmente un fulmine distrusse la chiesa, che non venne rifatta

Non conosciamo con precisione l’anno in cui la chiesetta di S. Giorgio è stata abbando­nata.
Dopo il 1825 sui quaderni delle entrate e delle uscite della chiesa di Vernassino sono segnate le sante messe che si celebravano «il giorno di San Giorgio, il giorno di S. Orsola o il giorno dopo S. Orsola», ma non si specifica più se quel­le sante messe venivano cele­brate «a San Giorgio» oppure nella chiesa parroccchiale di Vernassino, dove la festa e il titolo erano state trasferite in seguito all’abbandono della chiesetta.

Ma ascoltiamo in proposito la testimonianza di mons. Valentino Birtig nativo di Rod­da (classe 1909): «Il nonno mi raccontava che nel 1859, quando aveva appena sette anni, ha partecipato alla santa messa nella chiesetta di San Giorgio. e sembra che proprio in quell’anno si sia abbattuto sulla chiesa un tremendo fulmi­ne che l’ha praticamente distrutta»
(Dom, luglio - ago­sto 1981, pag. 7).

Probabilmente la distanza dai paesi, la mancanza di strade e i notevoli costi necessari per la riparazione, hanno consiglia­to la comunità di Vernassino ad abbandonare la chiesetta e a trasferire il titolo nella chiesa parrocchiale dove una statuetta di San Giorgio, di recente fat­tura, ricorda ancora oggi uno dei loro santi compatroni.

Che la chiesetta sia stata distrutta da un fulmine è più che verosimile. Il colle di San Giorgio e il colle di San Can­ziano attiravano i fulmini. Lo deduco anche dai Libri dei morti. Il 23 maggio 1696 un certo Gregorio Blasutig di anni 36 da Vernassino fu colpito e ucciso da un fulmine mentre stava suonando la campana nella chiesetta di San Canziano per allontanare la tempesta.

Ultima annotazione.
Diverse persone hanno scavato presso la chiesetta di San Giorgio (la stessa cosa succedeva a Sant'E­gidio) alla ricerca di tesori nascosti che non sono mai esi­stiti.
L’unico tesoro, l’unico gioiello d’arte presente in quel luogo era la chiesetta di S. Giorgio che purtroppo non esi­ste più.
B. Zuanella – DOM 1993

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