La tria della lastra di Biacis

La chiesetta di Biacis, dove si trova la famosa lastra
La chiesetta di Biacis, dove si trova la famosa lastra
La lastra della Banca di Antro ha inciso sul lato destro una tria ben evidente ed una seconda molto meno visibile, sicuramente più vecchia.
Qualcuno ricorda di aver sentito riferire come e quando è avvenuta l'incisione della tria più evidente.
La lastra della Banca di Biacis
La lastra della Banca di Biacis
Particolare della trija
Particolare della trija
Ho letto diverse volte e in differenti luoghi qualcosa sulle trije della lastra di Biacis.
Vorrei dare un piccolo contributo con questa mia testimonianza su quella più vistosa.

L'episodio che racconto si riferisce a prima della guerra, ossia presto dopo gli anni 40.
Allora ero scolaro delle scuole Elementari.

Tutte le mattine, dopo aver portato il latte in latteria, veniva da noi, per scaldarsi d'inverno o comunque per "babare" un po' poiché eravamo parenti, la, allora signorina, Gina di Spagnut.

Una mattina iniziò a raccontare che le donne di Biacis erano arrabbiatissime contro i giovani del paese, perché avevano osato incidere con lo scalpello una tria sull'antica lastra della sosednja per poter giocare appunto a tria.
E ancor più erano arrabbiate, perché con quel lavoro i giovani avevano rovinato anche alcuni antichissimi segni.
Tanto più che la tria, se volevano giocare, c'era già.
Infatti sopra la loro trija si trovava già una anche se meno vistosa.

La lastra fungeva da tavolo di pietra ed era situata davanti la casa dei Raccaro.

La notizia mi rimase impressa nella mente anche perché la signorina Gina la raccontava come fosse successo il più grave scandalo del mondo.
Tant'è vero che presto dopo, alla prima occasione che ebbi di passare per Biacis, controllai di persona il danno.
Effettivamente, lo ricordo molto bene a distanza di tanti anni, ci si accorgeva subito che le incisioni erano freschissime.
Inoltre erano rozze, fatte da mano maldestra che non sapeva usare ad arte lo scalpello.
Osservando anche adesso, a distanza di oltre cinquant'anni, quella tria, ci si accorge che l'incisione è rozza e molto più recente delle altre incisioni.

Dubito che la mia testimonianza possa essere di aiuto nell'interpretazione delle trie.
Spiega, invece, e in maniera inequivocabile, la presenza di quella precisa tria (evidentemente non di quella che le sta sopra) sulla lastra di Biacis.

Sicuramente qualcuno dei giovani che la scalpellarono o videro scalpellarla o persone che come me si ricordano di quell'evento, potrebbero intervenire e testimoniare in maniera definitiva sull'origine di quella tria.

Potrebbe anche darsi che i giovani non fecero altro che sottolineare una tria che già esisteva prima, anche se ciò a me personalmente sembra poco probabile data la reazione delle donne di Biacis.

Sarebbe interessante se qualcuno di Biacis volesse intervenire in proposito!

6 novembre 2000

Ci rechiamo alla grotta d'Antro per un servizio fotografico.

Poco prima della scalinata, guardando per caso a terra, osserviamo che su una lastra del pavimento è incisa a scalpello una trija.
La trija davanti alla scalinata della grotta
La trija davanti alla scalinata della grotta
Il pavimento di accesso alla scalinata, compresa la scalinata stessa come si trova allo stato attuale, è stato fatto nel 1966 con pietre provenienti da tutti i paesi della parrocchia di Antro.
Don Walter Zaban, infatti, allora aveva chiesto questo contributo a tutte le famiglie della parrocchia e tutti si sono prestati a quest'opera.
Sapere perciò da dove esattamente proviene la pietra con sopra incisa la trija è cosa impossibile.

Tuttavia, da qualsiasi parte provenga, mi sembra logico pensare che la sua funzione fosse stata proprio quella del gioco della trija.

I quadri di Biacis

Osservando una cartolina riproducente il dipinto del soldato disperso durante la ritirata di Caporetto, ospite della famiglia che lo ha nascosto, quella di Strukilni di Biacis, durante la Prima Guerra mondiale, notiamo qualcosa che potrebbe essere veramente intessante: ai piedi della scalinata il pittore mette volutamente in evidenza un riquadro che riproduce esattamente la forma della pietra sulla quale è incisa la trija di cui sopra.
Ciò dovrebbe significare che quella pietra c'era già allora e non è, invece, stata messa ai tempi dell'ultimo restauro come supposto sopra.
(Vedi l'articolo: I QUADRI DI BIACIS, nella cartella la grotta di Antro/Altri contributi).

Perché il pittore ha voluto mettere in evidenza proprio quella pietra?

Ha scolpito lui quella trija?

Sicuramente passava tante ore della giornata nella grotta non foss'altro per dipingere i cinque quadri che ha prodotto e che ora sono di proprietà della famiglia Strukilni, ma probabilmente anche per nascondersi.
Se ha inciso lui la trija, sicuramente lo ha fatto per giocare con qualcuno.
Con chi?

Forse sono domande senza risposta.

Sicuramente quel riquadro sul dipinto significa qualcosa che quasi certamente è legato alla trija!

La trija SULLA PIETRA DI PARIGLA


In questi giorni, per interessamento di un gruppo d'appassionati di Vernasso, è stata"riscoperta" la tria, che giace da chissà quanto tempo in località Parigla, ripido fianco del Monte Mladesena che sovrasta Vernasso.
Vi si giunge, dopo le ultime case del paese di Vernasso Superiore, imboccando il vecchio sentiero lastricato che si scorge all'altezza del Kris sotto il Kubat, che conduce verso Puller.

Agevolmente si sale la Dusieuza poi si costeggia la Krivapeta portandosi fino a quota 500, qui poco sopra il sentiero c'è la pietra di cui si vuol dire e che ha inciso, nella sommità pianeggiante della stessa il gioco della tria.

Quest'incisione era conosciuta da pochi, perché ora la fienagione non si fa quasi più ed il luogo è impervio e fuori di qualsiasi itinerario d'interesse, se non quello dei cacciatori che erano a conoscenza del luogo ma non dell'esatta ubicazione della pietra in questione, perché giace sommersa da rovi che la celano agli sguardi di chi passa di lì.

La pietra in questione è la parte superiore di un masso che fuoriesce dal terreno e sopra vi è stato inciso il gioco della tria.

La sua forma pianeggiante indubbiamente ha orientato l'anonimo scalpellino a scegliersi quel gioco, forse per riposare un po' dalle fatiche della fienagione o dal taglio della legna che certamente dovevano essere i motivi che lo spinsero fin lassù in qualche remota epoca. Dicono che qui si produceva anche il carbone con la legna, per essere poi venduto a Cividale.
La tria è ancora ben visibile, le intemperie non la hanno cancellata; ne sono testimonianza le foto che sono state fatte.

Quest'incisione potrebbe far pensare che quell'analoga di Biacis sia aggiunta posteriore a ben più antichi segni.

La tria o filetto detta anche trex, smerelli, mulinello, ecc. è formata da tre quadrati concentrici collegati da quattro linee passanti dal mezzo d'ogni lato.
Generalmente disegnata sul rovescio delle scacchiere, si gioca in due, con nove pedine ciascuno.
Si dispongono alternativamente le pedine, ad una ad una sui punti d'intersezione e sui vertici dei quadrati, quindi si muovono, con un sol tratto per volta da un punto all'altro contiguo della stessa linea, purché non occupato.
Chi riesce a disporre tre pedine sulla stessa linea fa tria o filetto ed ha diritto a togliere una pedina all'avversario, purché non faccia parte di una tria.
Quando un giocatore rimane con tre pedine ha solo la facoltà di muoverle.
Vince chi riduce l'avversario con due pedine.

La tria, gioco da tavolino, è di certa origine orientale, dove è conosciuta in vari paesi.
La conobbero anche i Romani: Ovidio ne ha lasciata una breve ma chiara descrizione.
(Trist. Il 48 1-2; Arsam. 111365-6).

Due sono i giochi di tria, questo che è quello conosciuto dai romani e descritto da Ovidio è più semplice: è formato da un solo quadrato tagliato da quattro linee in croce.
Si gioca con tre pezzi per parte e vince colui che per primo riesce a disporli sulla stessa linea uno di seguito all'altro.
I primi tre articoli sono di Nino Specogna

l'ultimo è di Eliseo Dorbolò e Giorgio Giavitto tratto da "Valli del Natisone" anno 5 n. 2 - novembre 1985

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