Triste caso accaduto a Topolò

La commovente storia raccontata da G. M. Del Basso in un piccolo volume
«Postaja Tapoluove - Sta­zione Topolò» ha riservato quest’anno una piacevole sor­presa:
la pubblicazione e la presentazione di un piccolo volume che contiene una triste storia raccolta da Giovanni Maria Del Basso nell’Archivio di Stato di Venezia e pubblica­ta dalla Cooperativa Lipa come primo volume della collana Mrvice - Briciole.

«Triste caso accaduto a Topolò, storie di povere donne e di poveri uomi­ni - O žalostnem dogodku v Topolovem, iz življenja siro­makov» ― è il titolo del volu­me ― potrebbe costituire la trama di uno dei grandi romanzi russi o francesi dell’Ottocento o anche dei racconti condotti sul solco delle ricerche storiche.
Di che cosa si tratta?

Del Basso riassume così il «triste caso» successo nel marzo del 1720:


«Nella vicenda erano implica­ti Maddalena del fu Pietro Feletich detto Zuian e Gaspam Rudi di Topolò.
In quel periodo Madda­lena Feletich faceva la serva in casa di Gasparo Rudi, che pare fosse un piccolo proprietario abi­tante nel villaggio di Topolò, in comune di Gri­niacco.
Da qualche tempo tutti avevano notato che era incinta, ma alcune donne, portatesi in casa Rudi, videro che si era sgravata, senza che si fosse saputo nulla del parto.
Si erano portate sul fienile dove Maddalena era solita dormire e l’avevano trovata accanto al cadaverino di una neonata, avvolta in vecchi stracci.
Avevano quindi manife­stato il fatto al Comune, che mandò un incaricato a controllare la situazione.
La puerpera fu fermata ed il decano della villa trasmise la notizia al giuri­sdiceate (de Portis di Cividale, ndr).
Questi ordinò un’ispezione con l’assistenza di un chirurgo che, assolto il suo incarico, diede il nulla osta per la sepoltura della piccola morta.

Venne quindi ordi­nato al Comune di consegnare alla giutizia Madda­lena, che fu condotta in carcere» perché accusata di aver provocato la morte della piccola creatura.
Ma la donna davanti al giudice si difenderà dicendo di essere caduta da una sca­la di otto gradini due giorni pri­ma del parto.

Una triste storia di miseria, di umiliazioni, di disperazione; Maddalena, una donna indife­sa, sfruttata, che con Gasparo Rudi aveva avuto già un maschio e una femmina (que­st’ultima, circa tredicenne, andava mendicando nei paesi vicini) mentre la creatura morta era nata da una relazione avuta in un fienile di Clodig con un forestiero che, ha raccontato Maddalena al giudice, «si partì avanti giorno senza che lo vedessi, nè conoscessi, nè meno so come fosse stato vestito».

La storia, abbiamo detto, è costruita su docu­menti d’archivio che riportano il dispaccio del Provveditore di Cividale al Consiglio dei Dieci della Repubblica di Venezia, dai verbali del pro­cesso tenuto nella Cancelleria di Grimacco, dell’ispezione sul cadavere da parte del medico Ignatio Scuffanio di Cividale, dell’interrogatorio dell’imputata condotto con l’aiuto dell’interprete Gio Batta Fort di Azzida, che ha tradotto dal dia­letto sloveno la deposizione di Maddalena.

«Dal racconto dell’autore e dalla puntuale documentazione d’archivio, trascritta dai verbali originali, ― scrive Paolo Petricig nella prefazione ― si evince un essenziale spaccato della società rurale del Settecento, in un paese sloveno sperduto tra le montagne a cavallo fra il territorio della Repubblica di Venezia e quello austriaco, con le sue asprezze e le sue miserie.

La storia di Madda­lena si dipana contestualmente ad una ricca messe di informazioni sugli aspetti culturali (per esempio la donna è assistita da un interprete perché parla e capisce solo lo sloveno), sui fenomeni sociali (l’accusata dormiva in un fienile) e le questioni giudiziarie (le giurisdizioni locali e le carceri di Cividale)». Il triste caso è tradotto anche in slove­no.
G.B.
DOM 1995

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